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Condanna in Cassazione dei dirigenti Enel Chivasso per l’amianto killer

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Condanna in Cassazione dei dirigenti Enel Chivasso per l’amianto killer

L’effetto patogeno dell’esposizione dei lavoratori all’amianto per tempi prolungati è stato riconosciuto dalla Corte di Cassazione, Sezione, con la sentenza 4560 del 31 gennaio 2018.

La vicenda ha preso il via dalle indagini svolte a seguito della morte di 4 lavoratori della centrale Enel di Chiasso, in Piemonte, per mesotelioma pleurico, patologia legata all’esposizione prolungata alle fibre di amianto. Il processo si era incentrato nella responsabilità dei manager che si sono avvicendati nella gestione della centrale, e quindi nella posizione di garanzia per quanto riguarda la posizione di tutela del lavoratore esposto ai minerali.

Dopo tre gradi di giudizio, durati complessivamente più di 10 anni, si ritiene decisamente superata la tesi scientifica basata sulla “frigger dose”, cosiddetta dose grilletto oltre la quale scatta la morbigenità dell’esposizione, valorizzando, piuttosto, la correlazione una esposizione continuata e protratta nel tempo e l’aumento del rischio di malattie polmonari molto gravi, tra cui il mesotelioma pleurico. Oltretutto, le scoperte scientifiche moderne ed il ruolo che i dirigenti avevano nell’azienda non poteva escludere le conoscenze dei rischi, tali da rendere necessaria l’adozione di protocolli di protezione e tutela dei lavoratori coinvolti.

E ciò, a prescindere dalla pericolosità dell’amianto, in quanto è obbligo del datore di lavoro, prescritto dalla normativa in materia di tutela del lavoratore e dal codice civile, la predisposizione di cautele atte ad evitare la morte e la lesione del lavoratore.

Prima di questo, un’altro processo che riprende le stesse tematiche è il cd. processo Eternit, tristemente terminato nel 2012 con l’assoluzione dei dirigenti da tutte le accuse poiché non era ancora definito l’effetto patogeno cui è oggi approdata la corte. Si era deciso, infatti, che l’insorgenza della malattia fosse sì addebitabile all’inalazione della fibra di amianto, tuttavia senza trovarne l’adeguata correlazione nelle esposizioni prolungate.

Consulta la sentenza in esteso.

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