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La valutazione del giudice nell’aggravante dell’ingente quantità

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La valutazione del giudice nell’aggravante dell’ingente quantità

La sentenza 55014/2017 della IV sezione penale della Corte di Cassazione si pronuncia sull’ingente quantità in tema di stupefacenti, aggravante disciplinata dall’art. 80, comma 2, del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309.

Dimostrando di preferire la tesi offerta nella sentenza Biondi, precedente reso a Sezioni Unite il 24 maggio 2012 n. 36258, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui l’aggravante non è di norma ravvisabile quando la quantità sia inferiore a “2000 volte” il valore massimo in milligrammi (valore-soglia), determinato per ogni sostanza nella tabella allegata al Dm 11 aprile 2006, ferma restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale quantità sia superata, mantiene validità anche dopo la sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale.

Così in ossequio alla ricerca di un parametro che prestasse certezza nell’applicazione della norma a tutti i giudici, ma nell’ottica di permettere una flessibilità nella valutazione del giudice delle peculiarità del caso di specie, si ritengono i parametri indicati nell’Allegato al decreto ministeriale dei dati oggettivi da cui muovere una valutazione globale e di fatto, rimessa al giudice sulle base dello svolgimento del processo e del contesto probatorio.

Questa pronuncia, segna, oltretutto, la scissione con l’orientamento giurisprudenziale che è si è contrapposto e che ha originato la sentenza Biondi qui ripresa. Il detto orientamento riteneva che, ai fini dell’apprezzamento dell’aggravante dell’ingente quantità, la modifica del sistema tabellare realizzata per effetto del decreto legge 20 marzo 2014 n. 36, convertito con modificazioni dalla legge 16 maggio 2014 n. 79, che ha fatto seguito alla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, aveva imposto una nuova verifica in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’aggravante.

Consulta la sentenza in esteso.

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