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Le misure cautelari in tema di partecipazione all’ISIS

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Le misure cautelari in tema di partecipazione all’ISIS

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14503 del 29 marzo 2018 afferma la legittimità della misura cautelare della custodia cautelare in carcere al soggetto contestato di aver aderito all’ISIS, ritenuto organizzazione terroristica, oltre che di aver svolto, nei confronti dei connazionali, attività di proselitismo e istigazione alla commissione di delitti con finalità di terrorismo di cui all’art. 270 bis c.p.. Inoltre, si contestava lo spaccio di sostanze stupefacenti, tale per cui veniva indagato anche per il reato di cui all’art. 73, comma 4, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

L’impugnazione della misura cautelare comminata diventa l’occasione, per la Corte di Cassazione, per affermare i principi consolidati in tema di partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo. Invero, la Corte coglie la tendenza giurisprudenziale ad allagare l’ambito operativo del detto reato, al fine di adeguare la risposta penale alle condotte di nuclei terroristici strutturati “a cellula” o “a rete”, la cui capacità di operare a distanza richiede una risposta efficiente ed effettiva.

Così, si è assistito ad una progressiva anticipazione della soglia della rilevanza penale, nella condotta di “partecipazione”, con conseguente corrispettiva anticipazione, sul piano processuale, del momento d’inizio delle indagini e della applicazione di misure cautelari.

Infatti, è avvertito il rischio che dall’ampliamento dell’ambito applicativo della condotta partecipativa derivi una compressione del controllo giurisdizionale della necessaria ed effettiva materialità della stessa e della sua concreta incidenza causale in ordine alla realizzazione della finalità perseguita nel programma criminoso dell’associazione.

A fronte di ciò, tuttavia, non potendo la condotta di partecipazione consistere in una mera adesione psicologica al programma criminale dell’associazione, essa presuppone il rigoroso accertamento: a) della esistenza e della effettiva capacità operativa di una struttura criminale, su cui si innesta il contributo partecipativo; b) della consistenza materiale della condotta individuale ovvero del contributo prestato, che non può essere smaterializzato, meramente soggettivizzato, limitato alla idea eversiva, privo di valenza causale ovvero ignoto all’associazione terroristica alla cui attuazione del programma criminoso si intende contribuire. Di talché si rende necessaria una condotta del singolo che si innesti in una struttura organizzata, anche elementare, che presenti un grado di effettività tale da rendere almeno possibile l’attuazione del programma criminoso, mentre non è necessaria anche la predisposizione di un programma di concrete azioni terroristiche.

Pertanto, all’esito della disamina dei principi informatori della materia, la Sesta Sezione ha escluso che, nel caso di specie, il Tribunale abbia vagliato con corretta motivazione gli elementi probatori a suffragio della gravità indiziaria, valorizzando il fatto per cui l’esaltazione di un’organizzazione terroristica, l’invito ad aderirvi, la “militanza ideologica” hanno una valenza diversa se compiuti da un soggetto che abbia davvero rapporti con l’associazione terroristica di cui parla, ovvero, viceversa, da una persona del tutto slegata da contesti di criminalità organizzata.

Consulta la sentenza in esteso.

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