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L’inapplicabilità della particolare tenuità del fatto al reato continuato

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L’inapplicabilità della particolare tenuità del fatto al reato continuato

La Corte di Cassazione torna ad affermare i rapporti tra particolare tenuità del fatto e reato continuato con la sentenza n. 11378 del 12 gennaio 2018.

Il caso di specie riguardava il reato di peculato d’uso, commesso dall’imputata sulla linea telefonica della società di gestione dei servizi cimiteriali per cui lavorava. Si è accertato che le telefonate effettuate sulla linea non fossero riconducibili all’espletamento delle funzioni.

In primo grado all’imputata veniva riconosciuta il non luogo a procedere per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p.

Tuttavia, su ricorso del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Ancora la Corte di Cassazione ha modo di intervenire nuovamente nella presente fattispecie e di affermare l’orientamento giurisprudenziale maggioritario secondo il quale la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non può dichiararsi in ipotesi di più reati legati tra loro dal vincolo della continuazione.

Il reato continuato, infatti, rappresenta un comportamento abituale composto dalla reiterazione di condotte penalmente rilevanti e non consente l’applicazione del beneficio di cui all’art. 131 bis c.p., che ricorre in ipotesi di devianza non occasionale.

Nel caso di specie, tuttavia, si è escluso che il peculato d’uso commesso dall’imputata fosse scindibile in più condotte atte a delineare l’ipotesi di reato continuato, avendo riguardo all’unitario e ridotto contesto spazio-temporale.

Consulta la sentenza in esteso.

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