9-13/15-19

392.30.86.761

Chiamaci per informazioni

Facebook

Linkedin

diretta live

whatsapp

Area iscritti

EXTRA

TRACCIA 2 -Parere di diritto civile 2016

Formazione Giuridica > TRACCIA 2 -Parere di diritto civile 2016

TRACCIA 2 – Si può o non si può? Questo è il problema!

(vd. Corso Intensivo Zincani 2016 – file 2.1, lezione 2 – parere svolto)

 Caio è un giovane molto ben voluto nel piccolo paese in cui vive. Nel dicembre del 2005 riceve in donazione dall’amico Sempronio un piccolo appezzamento di terreno. Successivamente, nel maggio del 2008, acquista un piccolo appartamento con denaro dell’amico Mevio. Nel febbraio del 2016, però, Caio riceve la visita di Tizio, figlio e unico erede di Mevio (deceduto nel 2010), che gli rappresenta la propria intenzione di rivendicare la proprietà del predetto terreno (lasciatogli in eredità da Mevio) nonché di ottenere la restituzione della somma di euro 50.000,00 (pari al prezzo dell’appartamento acquistato con denaro dello stesso Mevio). A sostegno della prima pretesa, Tizio sostiene che Caio non possa vantare alcun titolo sul terreno, non potendo considerarsi tale la donazione di cui il predetto aveva beneficiato nel dicembre 2005, dal momento che il disponente Sempronio non era titolare di alcun diritto sul bene donato. Quanto alla seconda pretesa, lo stesso rappresenta che l’acquisto del predetto appartamento con denaro di Mevio avesse realizzato una donazione di denaro di non modico valore, che doveva considerarsi nulla per non aver rivestito la forma prescritta dalla legge. Caio, che sin dalla data della prima donazione (peraltro immediatamente trascritta) aveva goduto direttamente del terreno adibendolo a orto, seriamente preoccupato per quanto rappresentatogli da Tizio si rivolge ad un legale, al quale dopo aver riferito i fatti come sopra detti, ribadisce di non aver mai saputo che il terreno donatogli da Sempronio fosse, in realtà, di proprietà di MevioIl candidato, assunte le vesti del legale di Caio, rediga un motivato parere illustrando le questioni sottese al caso in esame e prospettando la linea difensiva più idonea a tutelare le ragioni del proprio assistito. 

 Riferimenti normativi

Artt. 769 ss. c.c.

Art. 1159 c.c.

Art. 1325 c.c.

Art. 1418 c.c.

Riferimenti giurisprudenziali

Cass. Civ., Sez. Un., 15.03.2016, n. 5068 – sentenza che risolve la questione rimessa alle Sez. Un. con ordinanza Cass. Civ., Sez. II, 23.05.2014, n. 11545

La donazione di un bene altrui, benché non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell’atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio.

Primo orientamento: Cass. Civ., sez. VI-2, Ordinanza, 23.05.2013, n. 12782

La donazione di cosa altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla stregua della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell’art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell’usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall’art. 1159 cod. civ. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Conforme, Cass. Civ., sez. II, 05.05.2009, n. 10356

La donazione di beni altrui, ancorché nulla, è tuttavia idonea ai fini dell’usucapione decennale prevista dall’art. 1159 c.c., poiché il requisito richiesto da questa norma va inteso nel senso che il titolo deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Secondo orientamento: Cass. Civ., sez. II, 05.02.2001, n. 1596

La donazione di beni altrui, non potendo essere ricompresa nella donazione di beni futuri nulla ex art. 771 c.c., è semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell’usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c., in quanto il requisito, voluto da questa disposizione codicistica, della esistenza di un titolo, idoneo a fare acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere valido in astratto e non in concreto a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe, senz’altro, verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Cass. Civ., sez. II, 04.09.2015, n. 17604  

Nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, si configura la donazione indiretta dell’immobile e non del denaro impiegato per l’acquisto.

SVOLGIMENTO

Incipit La soluzione del caso in esame impone di soffermarsi sul principio di autonomia negoziale in materia donativa, con particolare riguardo alla donazione di cosa altrui e alla donazione indiretta.

D1 L’ordinamento giuridico riconosce ai privati il potere di regolare i propri interessi con manifestazioni di volontà relative alla propria sfera giuridica: si tratta della cd. autonomia privata, la quale costituisce esplicazione del potere di autodeterminazione del soggetto riconducibile all’art. 2 della Costituzione. L’autonomia privata ricomprende quella negoziale, intesa coma autonomia del privato di disciplinare tutti i negozi giuridici che lo riguardano. Quest’ultima può essere esercitata nell’ambito dei rapporti di famiglia o successori, o può esplicarsi, in ambito contrattuale, nella possibilità di scegliere se concludere il contratto e nella libertà di scelta del contraente, nonché di farsi sostituire nel compimento dell’attività negoziale (1322 c.c.).

L’autonomia negoziale si esprime anche negli atti donativi, alla cui disciplina è dedicato il titolo V del libro II del codice civile, in particolare gli artt. 769 ss. c.c.. Sin dalla disposizione introduttiva, il legislatore chiarisce che per aversi donazione occorrono due requisiti costitutivi: da un lato, l’elemento soggettivo dello spirito di liberalità (cd. animus donandi), che consiste nella consapevolezza di attribuire ad altri un vantaggio patrimoniale; dall’altro, l’elemento oggettivo costituito dal depauperamento del donante, cui corrisponde l’incremento del patrimonio del beneficiario della donazione. Dallo stesso art. 769 c.c. si desume, inoltre, che il contratto di donazione può essere, oltre che ad effetti traslativi, anche ad effetti obbligatori: in tal caso, il donante assume la posizione di debitore nei confronti del donatario.

L’intento di donare, che qualifica soggettivamente come donazione un’attribuzione patrimoniale a titolo gratuito, ricorre tutte le volte che l’attribuzione priva di controprestazione sia compiuta dal disponente senza essere determinata da un vincolo giuridico o extra-giuridico rilevante per l’ordinamento. Ciò vale a dire che lo spirito di liberalità richiamato dall’art. 769 c.c. si identifica non tanto con un intento benefico o altruistico – posto che i motivi interni e psicologici non assumono rilevanza – quanto piuttosto con la coscienza del donante di effettuare un’elargizione patrimoniale, cui non è in realtà tenuto.

L’intento di donare può realizzarsi attraverso molteplici forme: l’ordinamento ammette, infatti, anche le cd. donazioni indirette, in cui la liberalità è raggiunta attraverso negozi giuridici aventi una causa tipica diversa, alla quale l’animus donandi si affianca, come scopo ulteriore rispetto a quello del negozio adottato.

f Nel caso in esame vengono in rilievo due distinti atti donativi. Nel dicembre 2005, infatti, Caio riceve in donazione dall’amico Sempronio un piccolo appezzamento di terreno; successivamente, nel maggio 2008, egli acquista un piccolo appartamento con denaro dell’amico Mevio. Diversi anni dopo, nel febbraio 2016, si scopriva che il bene oggetto della prima donazione era in realtà di proprietà dello stesso Mevio, che l’aveva lasciato in eredità all’unico figlio Tizio: posta l’altruità del terreno oggetto della liberalità in questione, occorre innanzitutto chiedersi quale sia, nel nostro ordinamento, la sorte delle donazioni di beni altrui.

In seconda battuta, è necessario individuare l’esatta qualificazione giuridica del secondo atto traslativo, compiuto da Caio con denaro di Mevio.

D2/G Quanto al primo punto, è opportuno rilevare che manca, nel codice civile, una disposizione che espressamente disciplini il regime della donazione di res aliena. Tale considerazione ha dato origine ad un vivace dibattito, dottrinale ma soprattutto giurisprudenziale.

Per un primo orientamento, rivelatosi minoritario – in quanto fatto proprio, nella giurisprudenza di legittimità, da una pronuncia del tutto isolata (Cass. Civ., sez. II, 05.02.2001, n. 1596) – la donazione di beni altrui sarebbe semplicemente inefficace, ma non nulla, per mancanza di una disposizione ad hoc, quale è l’art. 771 c.c., non suscettibile di applicazione analogica. La norma citata, infatti, nello stabilire espressamente, al comma 1, la nullità della donazione di beni futuri, fa riferimento ai soli beni non ancora esistenti in rerum natura. Un’interpretazione estensiva della suddetta norma, tale da ricomprendervi anche i beni non attualmente di proprietà del soggetto, andrebbe non solo a forzare il dato letterale della disposizione, ma sarebbe altresì incompatibile con il carattere eccezionale della fattispecie codicistica del cui significato si discute. A ciò dovrebbe aggiungersi anche un dato logico: seppur con altre finalità, il legislatore tende a considerare separatamente gli effetti di atti di disposizione di beni futuri e di beni altrui. Ciò risulta, ad esempio, dagli artt. 1472 e 1478 c.c. relativi al contratto di compravendita.

Sulla base delle suesposte argomentazioni, i sostenitori di tale impostazione concludevano che la donazione di cosa altrui, pur essendo un atto pienamente valido sotto il profilo della fattispecie normativa, è però, sotto l’aspetto funzionale, un atto non idoneo alla produzione di effetti giuridici.

Al contrario, secondo la giurisprudenza maggioritaria, la donazione di un bene altrui è nulla in quanto il divieto di donazione di beni futuri di cui all’art. 771 c.c. comprende sia i beni futuri in senso oggettivo – ancora non esistenti in natura – sia quelli in senso soggettivo, ovvero beni esistenti, ma non facenti parte del patrimonio del disponente al momento della conclusione del contratto (Cass. Civ., sez. VI-2, 23.05.2013, n. n.12782).

Le Sezioni Unite, intervenute sul punto, hanno precisato che la mancanza di una espressa previsione di nullità della donazione di cosa altrui non può di per sé ricondurre la fattispecie nella categoria del negozio inefficace: il vizio di nullità è comunque ricavabile, sol che si consideri nel suo complesso la disciplina della donazione. Dalla definizione contenuta all’art. 769 c.c., che identifica l’oggetto della disposizione patrimoniale in un diritto del donante, si ricava che la regola dell’attualità dello spoglio deve intendersi come tratto caratterizzante della donazione con effetti reali immediati, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi di donazione obbligatoria di dare, in cui il donante si impegna a procurare al donatario l’acquisto dal terzo. Quando l’altruità del bene donato non risulti dal titolo e non sia nota alle parti, il contratto non potrà dunque produrre effetti obbligatori, né potrà applicarsi la disciplina di vendita di cosa altrui.

A prescindere dalla disposizione di cui all’art. 771 c.c., dunque, la altruità del bene incide sulla possibilità stessa di ricondurre il trasferimento della cosa altrui allo schema causale della donazione dispositiva. In sostanza, la nullità della donazione di res aliena è ricavabile dal combinato disposto degli artt. 1325 e 1418 c.c. (Cass. Civ., Sez. Un., 15.03.2016, n. 5068).

F Nel caso di specie, stante l’ignoranza dell’altruità del bene in capo a Caio e Sempronio, deve concludersi nel senso della nullità dell’atto donativo del dicembre 2005. E’ necessario rilevare, tuttavia, che il donatario Caio ha continuato a possedere il terreno di Mevio per più di dieci anni, adibendolo ad orto e dunque utilizzandolo direttamente. Oltre a ciò, la donazione in questione è stata immediatamente trascritta; Caio, infine, si trova senza dubbio in una situazione psicologica di buona fede, stante la sua inconsapevolezza, ribadita anche al legale, che il terreno donatogli fosse in realtà di proprietà di Mevio. Ricorrono, in sintesi, tutti i requisiti – oggettivi e soggettivi – richiesti dall’art. 1159 c.c. ai fini dell’usucapione abbreviata.

Occorre, pertanto, domandarsi se la donazione di cosa altrui, seppur nulla, sia comunque idonea a fondare l’acquisto del terreno da parte di Caio a titolo originario.

D3 Secondo una opinione minoritaria, il negozio nullo non potrebbe costituire titolo idoneo ai fini dell’usucapione abbreviata, in quanto l’iniziale e assoluta inefficacia che caratterizza un simile negozio non lo renderebbe produttivo di alcun effetto. Per tale ragione, secondo tale orientamento, si dovrebbe escludere che la donazione di bene altrui, in quanto nulla, costituisca titolo idoneo ai fini dell’usucapione abbreviata.

L’opinione ampiamente maggioritaria e la giurisprudenza pressoché univoca della Cassazione, invece, si esprimono in senso opposto ed affermano che la donazione di bene altrui, benché atto nullo, può fungere da co-elemento essenziale della fattispecie acquisitiva a titolo originario a norma dell’art. 1159 c.c..

Difatti, la nullità della donazione di cosa altrui dipende esclusivamente da una ragione inerente alla funzione del negozio, ossia dalla altruità del bene donato rispetto al patrimonio del donante, altruità dalla quale, tuttavia, occorre prescindere allorché si proceda alla valutazione della idoneità del titolo, che si ha tutte le volte in cui l’effetto immediatamente attributivo sia unicamente precluso dalla carenza di legittimazione traslativa dell’alienante. In altri termini, la provenienza dell’attribuzione dal non legittimato, se intacca la validità della donazione, non consentendo ad essa, per questa sola ragione, di adempiere concretamente la funzione traslativa del tipo al quale appartiene, non inficia la sua astratta idoneità ad inserirsi in una più complessa fattispecie acquisitiva a non domino.

Pertanto, la donazione di cosa altrui, sussistendone gli altri requisiti (buona fede e trascrizione), è suscettibile di fungere da titolo per l’acquisto ai fini dell’usucapione abbreviata ai sensi dell’art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale: l’atto, cioè, deve essere tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare (Cass. Civ., sez. VI-2, 23.05.2013, n. 12782). Caio, dunque, nonostante la nullità dell’atto donativo, ha acquistato la proprietà del terreno per usucapione, ai sensi dell’art. 1159 c.c..

Resta infine da esaminare l’atto con cui lo stesso ha acquistato l’appartamento, utilizzando denaro di Mevio. Sul punto, la giurisprudenza è costante nell’affermare che l’elargizione di una somma di denaro, quale mezzo per l’unico e specifico fine dell’acquisto di un immobile da parte del beneficiario, configura una liberalità qualificabile come donazione indiretta avente ad oggetto l’immobile (Cass. Civ., sez. II, 04.09.2015, n. 17604). Ciò acquista rilievo ai fini dell’individuazione della forma necessaria per la realizzazione dello scopo di liberalità: se nel caso della donazione diretta è richiesto l’atto pubblico (art. 782 c.c.), per la donazione indiretta è richiesta la forma prescritta per il negozio tipico utilizzato per il conseguimento dello scopo di liberalità. L’art. 809 c.c., infatti, nel sancire l’applicabilità delle norme sulla donazione anche agli “altri atti di liberalità” realizzati con negozi diversi, non richiama anche l’art. 782 c.c..

f Nel caso di specie, l’atto del maggio 2008 configura dunque non una donazione di modico valore – in effetti esclusa dall’ammontare della somma corrisposta – ma una donazione indiretta, per la cui validità è sufficiente la forma scritta richiesta per la compravendita immobiliare.

C In conclusione, alla luce di quanto esposto, nonostante l’insanabile nullità del contratto di donazione di bene altrui, Caio ben potrà opporsi, anche in sede giudiziale, alle pretese di Tizio. Egli, più nello specifico, potrà rilevare l’intervenuto acquisto del terreno per usucapione decennale, data la sussistenza di tutti i presupposti richiesti dall’art. 1159 c.c.. Caio, inoltre, potrà far valere la validità dell’atto di acquisto del maggio del 2008, configurando quest’ultimo una donazione indiretta per la cui validità è sufficiente la forma scritta richiesta per la compravendita immobiliare.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi