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Traccia n. 2 – Clausole Claims Made

Formazione Giuridica > Traccia n. 2 – Clausole Claims Made

Tizio di professione commercialista viene contattato da un agente assicurativo della compagnia Alfa che gli propone di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità professionale (1) contenente fra l’altro la clausola di copertura di tutte le richieste di risarcimento dei danni presentate per la prima volta all’assicurato nel periodo di assicurazione anche per fatti anteriori alla stipula (2). In epoca successiva alla stipula del contratto, Tizio riceve da Caio una domanda giudiziale di risarcimento dei danni derivanti da un presunto illecito professionale risalente ad epoca anteriore alla stipula stessa (3).

Tizio si costituisce in giudizio e, dopo aver contestato la fondatezza dell’avversa pretesa, chiede ed ottiene l’autorizzazione alla chiamata in causa della compagnia Alfa (4). Il giudice di primo grado, ritenuta la sussistenza dell’illecito professionale, condanna Tizio al risarcimento del relativo danno e respinge la domanda di garanzia spiegata nei confronti di Alfa, affermando la nullità della clausola sopra richiamata in quanto contrastante con il principio generale secondo cui l’alea coperta dalla garanzia deve riguardare un evento futuro e incerto (5).

Tizio si reca dunque da un legale e, dopo aver esposto i fatti come sopra detti, precisa che al momento della stipula del contratto di assicurazione non era a conoscenza nè del presunto illecito contestatogli e dei relativi effetti dannosi, nè dell’intenzione del danneggiato di richiederne il risarcimento (6).

Il candidato, assunte le vesti di Tizio, rediga parere motivato nel quale, premessi brevi cenni sulle caratteristiche dei contratti aleatori, illustri le questioni sottese al caso in esame.

Riferimenti normativi

art. 1322, 2° co., c.c.

art. 1882 c.c.

art. 1892 c.c.

art. 1893 c.c.

art. 1895 c.c.

art. 1917 c.c.

art. 514 cod. nav.

Riferimenti giurisprudenziali

Cass. civ., sez., III, 17/02/2014, n. 3622

In tema di assicurazione per responsabilità professionale, la clausola claim made prevede il possibile sfasamento fra prestazione dell’assicuratore (obbligo di indennizzo in relazione all’alea del verificarsi di determinati eventi) e controprestazione dell’assicurato (pagamento del premio), nel senso che possono risultare coperti da assicurazione anche comportamenti dell’assicurato anteriori alla data della conclusione del contratto, qualora la domanda di risarcimento del danno sia per la prima volta proposta dopo tale data. L’estensione della copertura ai comportamenti anteriori alla stipulazione della polizza, infatti, è frutto di una precisa scelta dell’assicuratore, che di sua iniziativa inserisce la clausola fra le condizioni generali di contratto (presumibilmente a fini promozionali), sulla base di una consapevole valutazione dei rischi, che peraltro vengono sapientemente circoscritti tramite altre disposizioni. Quanto all’alea, essa concerne non la possibilità che l’assicurato tenga comportamenti colposi, ma che li abbia commessi in passato, pur non essendo ancora a conoscenza della loro illiceità o idoneità a produrre danno.

 

Cass. Civ., sez. III, 22/03/2013,  n. 7273

La clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (“claims made”) inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile (in virtù della quale l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato dalle conseguenze dannose dei fatti illeciti da lui commessi anche prima della stipula, se per essi gli sia pervenuta una richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato durante il tempo per il quale è stata stipulata l’assicurazione) è compatibile con le clausole le quali pongano a carico dell’assicurato l’obbligo di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresentazione del rischio al momento della sottoscrizione della polizza.

 

Cass. civ., sez. III, 15/03/2005,  n. 5624

Il contratto in virtù del quale l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato dalla richieste risarcitorie formulate nei suoi confronti da terzi, e relative a fatti commessi dall’assicurato anche anteriormente alla stipula del contratto, a condizione però che la richiesta suddetta sia formulata nella vigenza del contratto (c.d. clausola claim’s made) non rientra nello schema normativo di cui all’art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, in linea generale lecito ai sensi dell’art. 1322 c.c., salva la concreta verifica da parte del giudice di merito caso per caso circa la sua validità o vessatorietà.

 

Trib. Roma, sez. XIII, 01/03/2006

In tema di assicurazione della responsabilità civile le clausole claims made contenute nel contratto di assicurazione sono radicalmente nulle in quanto contrarie alla previsione dell’articolo 1917 c.c. secondo cui l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo. Nel contratto di assicurazione contro i danni, infatti, elemento essenziale è il rischio, la cui mancanza comporta la nullità del contratto.

 

SVOLGIMENTO

Incipit La corretta soluzione del caso in esame impone la disamina della nozione di alea in relazione all’istituto delle clausole claims made.

D1 Sono definiti aleatori i contratti a prestazioni corrispettive nei quali l’utilità che l’uno dei contraenti ha diritto a ricevere rimane incerta al momento della loro conclusione: egli, pertanto, potrà trovarsi ad avere adempiuto la propria prestazione senza nulla ricevere in cambio. Tale struttura contrattuale rappresenta un’eccezione rispetto al principio di sinallagmaticità delle prestazioni contrattuali: tale principio esprime la caratteristica della loro normale interdipendenza e corrispettività, per cui ognuna delle parti è chiamata a eseguire la propria prestazione in considerazione di quella dell’altra così venendosi a realizzare la funzione pratica del tipo contrattuale scelto.

Discende, inoltre, dalla descritta struttura la necessità del rispetto del sostanziale equilibrio tra le contrapposte prestazioni dedotte in contratto: se infatti viene a verificarsi successivamente alla conclusione del contratto un evento straordinario e non prevedibile che muti il descritto rapporto di corrispettività, quello tra i contraenti che venga incolpevolmente a subirne gli effetti economici negativi avrà la possibilità di esperire lo specifico rimedio di cui all’art 1467 c.c.

Nei contratti aleatori, in cui la possibile mancanza di corrispettività tra le prestazioni entra nella stessa causa contrattuale, è lo stesso legislatore a fare una valutazione di meritevolezza dell’interesse perseguito dalle parti, disciplinandone la fattispecie o i requisiti di validità, come nel caso della vendita di cosa altrui di cui all’art. 1472 c.c. in cui è concessa alle parti la facoltà di introdurre un elemento di aleatorietà nello schema tipico della compravendita.

E’ tale anche il caso del contratto di assicurazione, in cui il carattere di aleatorietà è un elemento già presente nella fattispecie e in cui la valutazione di meritevolezza attiene all’opportunità di trasferire un rischio futuro e incerto dall’assicurato all’assicuratore.

f Nel caso di specie, Tizio ha stipulato con la compagnia assicurativa Alfa una polizza per la responsabilità professionale contenente una clausola che estende la copertura anche ai fatti verificatisi in un momento antecedente alla conclusione del contratto.  Il giudice, tuttavia, ha rigettato al domanda di garanzia avanzata da quest’ultimo verso il proprio assicuratore, ritenendo nulla la clausola di copertura, per palese contrasto con il principio generale secondo cui l’alea coperta dalla garanzia deve riguardare un evento futuro e incerto.

Al fine di stabilire la possibilità per Tizio di impugnare tale capo della decisione, occorre esaminare e definire la nozione di alea, o di rischio, che fa capo alla fattispecie del contratto di assicurazione.

D2 La problematica, invero, investe la più generale questione della validità delle clausole cosiddette claims made. Tale fattispecie attiene alla deviazione rispetto allo schema tipico che, in tema di contratto di assicurazione della responsabilità civile, è posto dall’art. 1917 c.c.

Nello schema di cui all’art. 1917 c.c., infatti, l’obbligazione dell’assicuratore ha come oggetto i sinistri che si siano verificati durante il periodo di efficacia del contratto di assicurazione; fatti che possono essere denunciati all’assicuratore in qualunque tempo, anche successivamente alla scadenza del contratto, purché entro il termine di prescrizione del diritto al risarcimento.

Nella pratica dei contratti, tuttavia, si è affermata la prassi di variare il predetto schema tipico, ampliando la responsabilità dell’assicuratore per i fatti verificatisi prima del momento della conclusione del contratto; ovvero restringendo la responsabilità a quei fatti che, verificatisi nel periodo di efficacia, non siano stati denunciati nel medesimo periodo.

La variazione rispetto allo schema tipico viene operata con l’inserimento di apposita clausola: da qui la definizione di clausole c.d. “claims made”, letteralmente clausole “a richiesta fatta”.

In proposito, appare utile precisare che la clausola è stata elaborata in ambiente di diritto anglosassone per rispondere all’esigenza del produttore di beni di delimitare la propria responsabilità per i c.d. sinistri latenti, che si possono cioè verificare a distanza di tempo tra l’evento di danno e la conseguenza dannosa; in seguito, il suo utilizzo è stato esteso al campo della responsabilità civile da inquinamento e ai casi di responsabilità civile per l’attività professionale di medici, avvocati, commercialisti, notai e di tutti gli altri prestatori d’opera intellettuale, allo scopo di poter controllare, una volta giunto a scadenza il contratto di assicurazione, quale sia l’impegno economico al quale l’assicuratore è tenuto.

Ciò che comunque ne discende è che l’apposizione di una tale clausola, nel comportare una deviazione rispetto allo schema tipico, genera un nuovo schema contrattuale che si connota in termini di atipicità.

G Nella valutazione della validità di tali clausole, dopo alcune incertezze espresse dalla giurisprudenza di merito la Cassazione, esprimendosi per la prima volta sulla questione, ne ha affermato l’astratta validità (si veda Cass. civ., sez. III, 15/03/2005,  n. 5624).

La Suprema Corte, nell’occasione, ha spiegato che la fattispecie risultante dall’utilizzo della clausola claims made cade fuori dello schema di cui all’art. 1917 c.c. (primo comma) in relazione alla nozione di “fatto” accolta dalla norma: la clausola in parola, infatti, prevede che, durante il periodo di efficacia del contratto, debba intervenire la denuncia (claim) dell’evento di danno (ossia del fatto); mentre quest’ultimo può essere avvenuto in un periodo diverso.

Così ricostruita la fattispecie, secondo il Supremo Consesso il giudizio di meritevolezza ex art. 1322, 2° comma, c.c. dà esito positivo in relazione al disposto dell’art. 1932 c.c., che pone come inderogabili (se non in senso più favorevole all’assicurato) le sole norme di cui ai commi terzo e quarto dell’art. 1917 c.c.; e non, dunque, del primo.

Successivamente, il dubbio circa l’invalidità delle clausole claims made che producano l’estensione della copertura assicurativa ai sinistri avvenuti prima della conclusione del contratto, sempreché denunciati durante il suo periodo di efficacia, è stato ancora sollevato nella giurisprudenza di merito (Trib. Roma, 1/3/2006), sulla base della considerazione che il rischio coperto dall’assicurazione sarebbe integrato da un evento futuro e incerto successivo alla conclusione del contratto; così come precisamente ha fatto il giudice di prime cure nel caso qui in esame.

Sulla questione, tuttavia, si è recentemente espressa la giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., sez., III, 17/02/2014, n. 3622 e Cass. Civ., sez. III, 22/03/2013,  n. 7273), la quale ha chiarito che la nozione di alea (rischio) si riferisce non alla materialità del fatto, in relazione al tempo della sua realizzazione, ma alla consapevolezza che ne abbia l’assicurato.

Centrale diviene allora la distinzione tra le nozioni di sinistro e di alea o rischio.

Sinistro è il fatto materiale che produce la conseguenza dannosa. Il danno prodotto dal sinistro è a sua volta, ai sensi dell’art. 1882 c.c., che contiene la definizione del contratto di assicurazione, l’oggetto dell’assicurazione stessa: è, cioè, la concretizzazione del rischio.

La disciplina di quest’ultimo è invece fornita dall’art. 1895 c.c. che lo considera un presupposto esterno alla fattispecie contrattuale, disponendo che la sua mancanza o sopravvenuta cessazione priva il contratto della sua ragione di esistere e lo rende pertanto nullo.

La norma, ai fini che qui interessano, è da porre in relazione con l’art. 514 cod. nav. nella parte in cui, diversamente da quella predetta, disciplina il c.d. rischio putativo sancendo cioè l’assicurabilità anche del rischio che si sia già verificato, cioè del danno conseguente al fatto avvenuto prima del periodo di efficacia del contratto.

Tale circostanza, secondo la Suprema Corte, non significa che, fuori dalla materia dell’assicurazione marittima, non sia assicurabile il danno prodotto dal fatto precedente alla conclusione del contratto: l’art. 514 cod. nav., infatti, disciplina in modo autonomo tra loro, da un lato la fattispecie del rischio inesistente e, dall’altro, quella del sinistro che si sia già verificato, cioè del rischio putativo.

Emerge così, all’evidenza, la necessaria distinzione di cui si è detto, tra sinistro e rischio; con quest’ultimo si deve fare riferimento, dunque, non all’evento di danno, ma al diverso elemento della sua conoscenza da parte del danneggiato, restando così in coerenza con il disposto degli artt. 1892 e 1893 c.c. che sanzionano le dichiarazioni inesatte e le reticenze dell’assicurato.

Ne discende che il significato che si deve attribuire al concetto di rischio di cui all’art. 1895 c.c. non corrisponde a quella di sinistro come materiale accadimento del fatto potenzialmente produttivo del danno.

Il passaggio logico successivo nell’individuazione della corretta nozione di rischio è quello di considerare, nell’ipotesi di assicurazione per la responsabilità civile ex art. 1917 c.c., che la ragione per cui il soggetto si determina a stipulare un contratto di assicurazione è di non subire le conseguenze economicamente pregiudizievoli del proprio comportamento colposo; il quale diviene rilevante, si noti, solo in caso di domanda risarcitoria proposta da parte del terzo danneggiato.

La nozione di rischio viene quindi a corrispondere con l’eventualità che al danneggiato venga rivolta una domanda risarcitoria in seguito alla propria condotta: nel momento in cui viene stipulato il contratto, cioè, l’assicurato non sa se nel periodo di copertura assicurativa sarà rivendicato un diritto al risarcimento del danno derivante dal fatto a lui imputabile. Perciò è irrilevante che il fatto, ossia il sinistro, sia avvenuto durante il periodo di efficacia della copertura assicurativa o prima della conclusione del contratto; e la clausola claims made deve, secondo la corte di legittimità, ritenersi valida.

F Nel caso in esame, può affermarsi che il fatto generante la responsabilità in capo al professionista Tizio integri il concetto di sinistro; mentre le conseguenze dannose derivanti da quest’ultimo, costituite dall’obbligo di risarcire il danno, costituiscano concretizzazione del rischio che la conclusione del contratto di assicurazione ha trasferito da Tizio all’impresa di assicurazioni Alfa.

Diversamente da quanto motivato dal giudice di prime cure, il rischio è concetto che deve riferirsi alla concreta conoscenza o conoscibilità delle conseguenze dannose che dal fatto integrante sinistro possano derivare: Tizio, in questa prospettiva, al momento della stipula del contratto di assicurazione, non era a conoscenza del presunto illecito contestatogli e del conseguente obbligo risarcitorio accertato a suo carico, né tanto meno dell’intenzione del danneggiato di promuovere una domanda risarcitoria nei suoi confronti. Si può dunque affermare che, al momento in cui ha concluso il contratto di assicurazione per la responsabilità civile, Tizio ben può considerarsi esposto al rischio di ricevere una domanda risarcitoria, rischio che permane finché la predetta domanda non venga avanzata, con conseguente operatività della copertura assicurativa pattuita.

C In conclusione, Tizio potrà impugnare la sentenza pronunciata dal giudice di prime cure, nel capo in cui ha rigettato la domanda di garanzia esperita nei confronti della compagnia di assicurazioni Alfa. Il giudicante, infatti, ha errato nel motivare la reiezione della domanda in relazione alla corretta definizione del concetto di alea, o di rischio, rilevante nella fattispecie del contratto di assicurazione per la responsabilità civile. Il concetto di rischio, infatti, non deve riferirsi alla condotta generante la responsabilità, giacché quest’ultima integra, al contrario, il concetto di sinistro le cui conseguenze dannose sono oggetto della copertura assicurativa. Il rischio allora deve correttamente riferirsi alla possibilità che all’assicurato possa essere contestato un fatto integrante responsabilità; cosicché, al momento della conclusione del contratto, solo se egli è a conoscenza di una tale circostanza potrà dirsi mancante l’alea che caratterizza il contratto di assicurazione.

Mancando nel caso in esame detta conoscenza, mediante la proposizione del procedimento d’appello, Tizio potrà ottenere una sentenza che dichiari la compagnia di assicurazione Alfa tenuta a manlevarlo e tenerlo indenne da quanto è stato condannato a pagare dalla medesima sentenza impugnata a titolo di responsabilità professionale.

N.B. L’argomento è stato oggetto di specifica trattazione durante il Corso intensivo di preparazione all’esame d’avvocato 2015: vedi Corso Zincani, Unità 1 – Civile, File n. 6 – Schema clausole claims made

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