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Alla Corte di Giustizia la trasparenza delle tariffe Ryanair

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Alla Corte di Giustizia la trasparenza delle tariffe Ryanair

La sesta sezione del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 7299 del 31 dicembre 2018, rimette alla Corte di Giustizia la questione riguardante gli oneri di web check-in, di tariffa amministrativa gravanti sul prezzo dei biglietti aerei quelli derivanti dall’applicazione dell’i.v.a. alle tariffe ed ai supplementi facoltativi per i voli nazionali.

Nel caso all’origine della rimessione, si era comminata, ad una compagnia aerea, una sanzione pecuniaria per pratiche commerciali scorrette con riferimento alle seguenti voci di prezzo: gli oneri di web check-in, di “tariffa amministrativa” per acquisto con carta di credito, gravanti sul prezzo dei biglietti stessi, nonché quelli derivanti dall’applicazione dell’i.v.a. alle tariffe ed ai supplementi facoltativi per i voli nazionali.
La Sezione ha quindi sottoposto al Giudice europeo le seguenti questioni.
Per un verso, se il disposto dell’art. 23, par. 1, del regolamento n. 1008/2008 debba essere interpretato nel senso che gli oneri di web check-in, di “tariffa amministrativa” per acquisto con carta di credito – diversa da quella prestabilita -, gravanti sul prezzo dei biglietti stessi, nonché quelli derivanti dall’applicazione dell’i.v.a. alle tariffe ed ai supplementi facoltativi per i voli nazionali rientrino nella categoria dei supplementi di prezzo inevitabili, prevedibili ovvero opzionali.
Per un altro verso, se il disposto dell’art. 23, par. 1, quarta frase, del regolamento n. 1008/2008 debba essere interpretato nel senso che con il termine opzionale si intende ciò che possa essere evitato dalla maggioranza dei consumatori.
Su tali questioni la Sezione ritiene che, allo stato, l’interpretazione e conseguente applicazione della disciplina in questione fatta propria dall’Autorità – e condivisa in parte qua dal Giudice di prime cure – parrebbe coerente alla lettera ed allo spirito della norma comunitaria.
Ciò, sia in generale, con riferimento a tutte le possibili voci di spesa per l’utente, in quanto il prezzo chiesto al consumatore deve essere chiaro fin dall’inizio ed unico nella relativa determinazione anteriore alla fase di effettivo pagamento; in quest’ultimo momento l’utente deve essere pienamente consapevole degli oneri richiesti. Sia nella specie, con riferimento alle singole voci oggetto di contestazione.
In termini più ampi, nell’ambito di un sistema di prenotazione elettronico, il prezzo finale da pagare deve essere indicato già alla prima esposizione dei prezzi relativi a servizi aerei. E al riguardo la stessa Corte evidenzia che l’obbligo di precisare quantomeno la tariffa passeggeri nonché le tasse, i diritti aeroportuali e gli altri diritti, tasse o supplementi qualora tali elementi siano aggiunti alla tariffa passeggeri, si aggiunge all’obbligo, risultante dall’articolo 23, paragrafo 1, secondo periodo, di detto regolamento, di indicare il prezzo finale. Pertanto, un vettore aereo che si limitasse a menzionare il prezzo finale non soddisferebbe le prescrizioni dell’art. 23, par. 1, terzo periodo, di detto regolamento, dato che esse impongono di indicare gli importi dei diversi elementi costitutivi di tale prezzo.
In tale ottica, infatti, l’art. 23, par. 1, del regolamento n. 1008/2008 è inteso a garantire, segnatamente, l’informazione e la trasparenza dei prezzi dei servizi aerei in partenza da un aeroporto situato sul territorio di uno Stato membro e contribuisce, pertanto, a garantire la tutela del cliente che fa ricorso a tali servizi. L’obiettivo di informazione e di trasparenza dei prezzi non sarebbe conseguito se l’art. 23, par. 1, terzo periodo, del regolamento n. 1008/2008 dovesse essere interpretato nel senso che esso offre ai vettori aerei la scelta tra includere le tasse, i diritti aeroportuali, gli altri diritti, tasse o supplementi nella tariffa aerea passeggeri oppure indicare separatamente tali voci. In definitiva, ciò che ne deriva è il seguente principio, proposto dal Collegio rimettente: all’acquisto di un biglietto, il cliente deve pagare un prezzo definitivo e non provvisorio.
Peraltro, i vettori aerei devono precisare separatamente gli importi dovuti dai clienti per le tasse, i diritti aeroportuali nonché gli altri diritti, tasse e supplementi di cui all’art. 23, par. 1, terzo periodo, lett. da b) a d), di detto regolamento, e non possono, pertanto, includere, nemmeno parzialmente, tali elementi nella tariffa passeggeri, di cui all’art. 23, par. 1, terzo periodo, lettera a), del regolamento stesso.
In tale contesto, assume rilievo determinante qualificare, ai sensi della norma europea in questione, i costi in contestazione. In proposito, per un verso il webcheck-in e l’I.V.A. sono stati qualificati, dall’Autorità e dalla sentenza appellata, come costi non facoltativi, che solo a seguito della procedura dell’Antitrust sono stati adeguatamente evidenziati nella fase iniziale della procedura di acquisto; per un altro verso la terza voce costituisce un supplemento che viene automaticamente aggiunto al prezzo totale nella misura in cui il passeggero, al termine della procedura, scelga una modalità di pagamento diversa dalla specifica carta di credito prepagate prescelta dalla stessa compagnia aerea.

Consulta la sentenza in esteso.

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