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Il concorso materiale tra corruzione e truffa ai danni dello Stato nell’ultima Cassazione

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Il concorso materiale tra corruzione e truffa ai danni dello Stato nell’ultima Cassazione

La Cassazione Penale si pronuncia con la sentenza n. 9041 depositata a febbraio 2018 in un caso di corruzione instaurato nella sede dell’Agenzia delle Entrate di Santa Maria Capua Vetere, che ha visto il coinvolgimento di un numero rilevante di dipendenti.

All’imputato, addetto al servizio di ispezioni e certificazioni ipotecarie, veniva contestato di aver effettuato visure telematiche e consultazioni di fascicoli intascando personalmente il denaro oppure facendo figurare come esenti le domande dei richiedenti.

In tale sistema di corruttela l’indagine si svolgeva in relazione ai reati di truffa aggravata, falso ideologico e corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. Da queste ultime condotte, poi, si rilevavano le conseguenze dannose in capo alla PA.

La doglianza che viene formulata per il ricorso per Cassazione viene rigettata,  anche mediante l’affermazione della conformità ai precedenti in tema di configurabilità del concorso materiale tra reato di corruzione e reato di truffa in danno dello Stato. Ciò in quanto l’accordo corruttivo non può integrare l’induzione in errore nei confronti del pubblico ufficiale che partecipi all’accordo, ma ben può indurre in errore gli altri funzionari dell’ente pubblico ed, in particolare, gli organi preposti al controllo.

Infine, le esigenze cautelari vengono giustificate, sulla scorta della sentenza Lovisi delle Sezioni Unite del 2016, dal proposito di ricorrere a cruente forme di punizione nei confronti del collega whistleblower che era ritenuto “non allineato” con le pratiche instaurate nella sede. Vengono così confermati gli arresti domiciliari con divieto di comunicazione con soggetti terzi.

Consulta la sentenza in esteso.

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