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Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’impugnazione degli atti di gara

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Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’impugnazione degli atti di gara

La Corte di Giustizia decide in merito alla facoltà di impugnazione degli atti di gara.

Nella sentenza, resa nella causa C-328/17, si afferma che i legittimati ad impugnare sono solo coloro che hanno partecipato al bando di gara.

La linea interpretativa dei giudici amministrativi italiani, nella quasi totalità dei casi, risulta confermata dalla sentenza in esame.

In particolare, da un’analisi, offerta dalla Corte, delle norme di cui all’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 89/665, oltre che dell’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 92/13.

Il caso di specie, deciso in Corte di Giustizia dopo una vicenda che ha visto anche una rimessione alla Corte Costituzionale, ha riguardato una procedura di gara informale per l’affidamento del trasporto pubblico regionale, il cui bando veniva impugnato al Tar, poiché l’affidamento in unico lotto, come stabilito dalla stazione appaltante, si asseriva eccessivamente selettivo ed escludente, non essendoci, in zona, alcuna impresa che disponesse della struttura necessaria a garantire il servizio. Il bando veniva successivamente revocato, ma si era già instaurato il giudizio, che veniva sospeso per rimettere alla Corte di Giustizia la questione se il diritto dell’Unione Europea in tema di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori sia contrario alla normativa nazionale sull’impugnazione degli atti di una procedura di gara solo ai partecipanti della medesima.

Con queste premesse si giunge alla sentenza, emessa in data 28 novembre 2018 dalla terza Sezione della Corte di Giustizia. Si afferma che la partecipazione a un procedimento di aggiudicazione possa costituire una condizione, dimostrativa dell’interesse del soggetto nei confronti della procedura.

Infatti, si rinviene che gli Stati membri non sono tenuti a rendere dette procedure di ricorso accessibili a chiunque voglia ottenere l’aggiudicazione di un appalto pubblico, ma hanno facoltà di esigere che la persona interessata sia stata o rischi di essere lesa dalla violazione da essa denunciata.

A questo principio ci sono delle eccezioni, ad esempio nei casi in cui l’offerta si rendesse oggettivamente impossibile, per via della presenza di clausole immediatamente escludenti o eccessivamente onerose, condizioni tali da inficiare la stessa partecipazione al bando o la formulazione dell’offerta. Infatti, sia dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato sia dalla sentenza n. 245/2016 della Corte Costituzionale risulta che un interesse ad agire può essere eccezionalmente riconosciuto a un operatore economico che non ha presentato alcuna offerta, nelle “ipotesi in cui si contesti che la gara sia mancata o, specularmente, che sia stata indetta o, ancora, si impugnino clausole del bando immediatamente escludenti, o, infine, clausole che impongano oneri manifestamente incomprensibili o del tutto sproporzionati o che rendano impossibile la stessa formulazione dell’offerta.

In definitiva, il sistema amministrativo italiano viene ritenuto in linea con l’orientamento comunitario, sempre nell’ottica, anch’essa già consolidata nel panorama nazionale, di controllo che, nel caso concreto, si sia garantita la tutela giurisdizionale all’impresa concorrente. E spetta al giudice nazionale competente valutare in modo circostanziato, tenendo conto di tutti gli elementi pertinenti che caratterizzano il contesto della controversia di cui è investito, se l’applicazione concreta di tale normativa non sia tale da poter ledere il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva degli operatori economici interessati. 

Consulta la sentenza in esteso.

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