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Il disegno di legge Pillon sull’affido condiviso e le nuove norme in tema di bigenitorialità

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Il disegno di legge Pillon sull’affido condiviso e le nuove norme in tema di bigenitorialità

Il disegno di legge S. 735, cosiddetto Pillon dal nome del Parlamentare che lo ha promosso, contiene le norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. È stato presentato in data 1 agosto 2018 ed è attualmente in esame in Seconda Commissione permanente Giustizia.

Gli elementi principali in cui si articola la riforma riguardano, in particolare, la mediazione civile obbligatoria per le questioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; la ricerca di un perfetto equilibrio tra entrambe le figure genitoriali; l’accertamento del diritto di mantenimento senza automatismi e la ricerca di formule perequative nella responsabilità patrimoniale di entrambi i genitori verso la prole; forme di contrasto dell’alienazione genitoriale. 

In particolare, il disegno di legge contiene 24 articoli. 

Il primo gruppo di articoli si occupa della figura professionale di mediatore. Nel primo articolo si istituisce e regolamenta la funzione pubblica del mediatore familiare, e se ne stabiliscono i requisiti per l’esercizio della professione. Si stabilisce che le regioni debbano istituire ed aggiornare annualmente gli elenchi di iscrizione per i mediatori. All’articolo 2 si sancisce l’obbligo di riservatezza per segreto professionale per tutti gli atti e i documenti del procedimento di mediazione. Il procedimento di mediazione, in ossequio alla normativa vigente in materia di mediazione civile, prevede l’omologazione del tribunale competente per territorio al fine dell’esecutività dell’accordo raggiunto a seguito del procedimento di mediazione familiare. È inoltre specificato che il tribunale deve decidere, entro quindici giorni dalla richiesta, in camera di consiglio. Al riguardo, la proposta di modifica dell’art. 706 c.p.c. contenuta nel d.d.l. sancisce il procedimento di mediazione obbligatoria per le coppie con figli. Per tutte le coppie, inoltre, è previsto che, all’udienza di comparizione, il presidente, nel caso di conciliazione infruttuosa, debba informare le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare.

Un secondo gruppo di norme riguarda la coordinazione genitoriale, quale processo di risoluzione alternativa delle controversie fra genitori. Viene così qualificata la figura del coordinatore genitoriale, un esperto qualificato con funzione mediativa, dotato di formazione specialistica in coordinazione genitoriale, iscritto all’Albo di una delle professioni regolamentate di ambito sanitario o socio-giuridico. Il medesimo opera come terzo imparziale nella gestione stragiudiziale delle controversie eventualmente sorte tra i genitori di prole minorenne relativamente all’esecuzione del piano genitoriale. Tale figura viene nominata dal giudice, su richiesta dei genitori, ove ritenuto necessario nell’interesse del minore. 

Un terzo gruppo di norme, di sfondo processuale, prevede, in primis,  la proposta di revisione dell’art. 178 cp.c. contenuta nell’art. 6 del d.d.l., che permette l’impugnazione delle ordinanze emesse dal giudice istruttore in materia di separazione e affidamento dei figli con reclamo immediato al collegio.

Nella separazione consensuale, poi, si sancisce l’obbligo di presentazione, unitamente al ricorso, del piano genitoriale concordato. Se la redazione congiunta non si rende possibile, il presidente è tenuto ad esperire preliminarmente il tentativo di conciliazione.

Per quanto attiene ai provvedimenti concernenti i figli, la proposta di modifica delle disposizioni contenute nell’art. 337 ter c.c. ribadisce il diritto del minore al mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e la madre, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, e a trascorrere con ciascuno dei genitori tempi adeguati, paritetici ed equipollenti, salvo i casi di impossibilità materiale. Si prevede, inoltre, la permanenza di non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio in casi tassativamente individuati. Si sancisce il diritto del minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. L’articolo prevede che il giudice, nell’affidare in via condivisa i figli minori, debba stabilire il doppio domicilio del minore ai fini delle comunicazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute. Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie sia per quelle straordinarie, anche attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore secondo le esigenze indicate nel piano genitoriale, considerando sempre le esigenze del minore, il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. 

In forma residuale rispetto alla previsione dell’affidamento condiviso, si stabilisce che il giudice, nei casi di cui all’art. 337-ter, comma 2, possa disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore, garantendo sempre il diritto del minore alla bi-genitorialità. Il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice, favorendo e garantendo in ogni modo la frequentazione dei figli minori con l’altro genitore, a meno che ciò non sia stato espressamente vietato dal giudice con provvedimento motivato. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. 

Quali norme di chiusura, si dispone l’abrogazione del comma 2 dell’articolo 151 del codice civile, in tema di separazione giudiziale, che attualmente prevede che il giudice, pronunziando la separazione, dichiari, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. inoltre, quale logica conseguenza del principio del mantenimento diretto della prole, si procede ad abrogare l’art. 570-bis c.p..  Da ultimo, la clausola estensiva di cui all’articolo 22 applica i principi previsti per la separazione anche alla legge sul divorzio. 

Consulta il disegno di legge in esteso.

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1 Commento

  • Antonio
    Rispondi 10 novembre 2018 at 22:06

    Sono un nonno che da 13 anni, da quando cioè è nata la sua nipotina, che non riesce ad avere rapporti di parentela continuativi con essa perché affidata esclusivamente alla madre che vive con i genitori(nonni materni), non lavora, riceve da mio figlio la quota di mantenimento, e condiziona la bambina al punto tale che quest’ultima si rifiuta fin’anche di vederci. Spero che questa legge passi presto a divenire esecutiva perché forse solo così potrò recuperare l’agognato ruolo di nonno per la mia nipotina che si avvia ad essere ormai una signorina senza che noi l’abbiamo potuta vedere crescere e senza che nessuno dei nostri parenti la conosca di persona.

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