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durata della misura di prevenzione e principio di legalità

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durata della misura di prevenzione e principio di legalità

La terza sezione penale della Corte di Cassazione emette la sentenza n. 18623 del 3 maggio 2019 in materia di divieti di accesso ai luoghi sportivi.

Al ricorrente era notificato un divieto per la durata di un triennio dì accedere a tutti gli impianti sportivi ubicati sul territorio nazionale ed europeo in cui si svolgono manifestazioni sportive relative alla disciplina del calcio, ivi compresi gli incontri amichevoli, con le connesse prescrizioni di presentazione presso l’autorità di P.S. in concomitanza con le partite disputate dalla squadra calcistica.

Avverso tale decisione si argomenta in termini di insussistenza della pericolosità, di necessità e urgenza della misura prescrittiva e dell’adeguatezza della misura.

La Corte di Cassazione argomenta che nell’ambito delle misure volte alla prevenzione di fenomeni di violenza collegati a manifestazioni sportive, la motivazione dell’ordinanza di convalida del provvedimento del questore, impositivo del divieto di accesso e dell’obbligo di presentazione ad un ufficio o comando di polizia, deve riguardare, in ordine ai requisiti della necessità e dell’urgenza, non gli episodi che hanno determinato l’adozione della misura, ma l’attualità o la prossimità temporale di competizioni sportive. Va quindi evidenziato che l’omessa motivazione in ordine all’urgenza del provvedere determina l’invalidità del provvedimento del questore ed impedisce quindi la sua convalida solo quando esso abbia avuto esecuzione prima dell’intervento del magistrato, vale a dire nel caso in cui, tra la notifica all’interessato e l’adozione dell’ordinanza di convalida si collochi una manifestazione sportiva in coincidenza della quale l’interessato abbia dovuto ottemperare all’obbligo di presentazione, secondo quanto stabilito dal 3 comma del citato art. 6 I. 401/1989, senza che nessuna deduzione al riguardo sia stata svolta, nel procedimento in esame, dai ricorrenti. Non rileva, infatti, che nell’interregno tra il decreto del Questore e l’ordinanza impugnata vi siano state partite disputate dalla squadra del Brescia posto che la convalida copre solo l’obbligo impositivo contenuto nel provvedimento amministrativo, ovverosia la sola parte della misura diretta alla limitazione della libertà personale del destinatario, e non già il divieto di accesso ai luoghi ivi indicati. 

Con riferimento alla durata dell’obbligo di presentazione, si afferma il principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità, alla luce del quale “in tema di misure volte a prevenire fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive, il G.i.p. della convalida del provvedimento questoríle impositivo dell’obbligo di comparizione per più volte presso un ufficio o comando di polizia, è tenuto a motivare sia sulla congruità della misura che sulla necessità, proporzionalità ed adeguatezza di un plurimo obbligo di comparizione imposto al destinatario della misura.

Principio questo che è stato ulteriormente rafforzato dalla modifica del comma 3 dell’art. 6 della legge n. 401/1989, disposta a mezzo del d.l. 22.08.2014 n. 119 convertito in I. 17.10.2014 n. 146, che nel prevedere che “nel giudizio di convalida, il giudice per le indagini preliminari può modificare le prescrizioni di cui al comma 2”, ossia quelle che si aggiungono al divieto di accesso a determinati luoghi e che traducendosi in un obbligo impositivo vanno direttamente ad incidere sulla libertà personale, ha “normativizzato” l’approdo giurisprudenziale. 

All’esito, annulla l’ordinanza impugnata limitatamente alla durata della misura e rinvia per nuovo esame sul punto al GIP del Tribunale.

Consulta la sentenza in esteso.

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