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è ricorribile per cassazione l’imputazione coatta avente ad oggetto fatti diversi da quelli per cui si è richiesta l’archiviazione

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è ricorribile per cassazione l’imputazione coatta avente ad oggetto fatti diversi da quelli per cui si è richiesta l’archiviazione

È atto abnorme l’imputazione coatta per fatti diversi da quelli oggetto della richiesta di archiviazione. Tale atto, di immediata portata lesiva, è direttamente ricorribile per cassazione.

È questo l’approdo a cui giungono le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione che, nella sentenza n. 40984 del 24 settembre 2018, tracciano il limite del potere d’imperio del giudice per le indagini preliminari.

In particolare, le Sezioni Unite ripercorrono il dibattito sorto in merito all’impugnabilità dell’imputazione coattiva e, contrariamente all’orientamento che riteneva impossibile la via del ricorso per cassazione per carenza di interesse ad impugnare, abbracciano l’opposto orientamento, sino ad oggi considerato minoritario. La ratio di tale argomentazione si rinviene facilmente nel rispetto del diritto alla difesa, in primis.

La controversia origina nel lontano 2015. L’agente, dopo aver fatto rifornimento di carburante, denota una discrepanza tra quantità pagata e quantità erogata dalla stazione di servizio. Si inalbera e chiede al titolare del distributore la restituzione del denaro. Ne nasce una colluttazione verbale, che vede l’agente brandire il proprio tesserino di appartenente alle forze dell’ordine al fine di minacciare il gestore di successivi controlli.

Il pm ipotizza la sussistenza del reato concussione nella forma tentata, ed in base a ciò avvia le indagini, che si concludono con la richiesta di archiviazione.

Il giudice per le indagini preliminari, tuttavia, è di diverso avviso. Valorizza abbondantemente un successivo episodio, che vede l’agente recarsi nuovamente presso la stazione di servizio per effettuare il rifornimento di carburante. Il gestore, riconosciutolo, gli nega il rifornimento e l’agente, indispettito, parcheggia la propria vettura per trenta minuti davanti al distributore, con l’effetto di impedire il rifornimento ai successivi avventori.

Così, il giudice per le indagini preliminari rifiuta la richiesta di archiviazione e, anzi, ordina la formulazione dell’imputazione in merito alla prima nonché alla seconda delle condotte emerse.

L’indagato ricorre immediatamente per Cassazione e, ravvisato il contrasto, la questione veniva rimessa alle Sezioni Unite.

La sentenza ha il pregio di muovere chiarezza anche in merito all’abnormità, che viene riconosciuta quale forma atipica d’invalidità, di creazione giurisprudenziale, che ricorre ogni qualvolta ci si trovi davanti ad un atto che, per singolarità e stranezza del contenuto, risulti del tutto avulso dall’ordinamento che lo emette, privo di qualunque espressione di legittimo potere.

Interpretando l’art. 409 c.p.p. nell’ottica della valorizzazione del diritto di difesa, le Sezioni Unite lo ritengono legittimo proprio perché ha la funzione di permettere all’indagato di partecipare all’udienza preliminare, che esiste con il fine di permettere l’estrinsecazione del contraddittorio, altro fondamentale diritto correlato al diritto di difesa. Quindi, ne deriva la negazione di qualsiasi legittimità agli strumenti che non permettano la difesa riconosciuta nell’art. 409 c.p.p.. Qualsiasi di questi strumenti è impugnabile, sotteso se ne ravvisa, infatti, l’interesse.

Le Sezioni Unite rassegnano il seguente principio di diritto: è atto abnorme e quindi ricorribile per cassazione anche dalla persona sottoposta ad indagine il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che, non accogliendo la richiesta di archiviazione, ordini, ai sensi dell’art. 409, comma 5, cod. proc. pen., che il pubblico ministero formuli l’imputazione per un reato diverso da quello oggetto della richiesta.

All’esito, la Corte annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata per quanto riguarda l’ordine di formulazione dell’imputazione e dispone la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica ritenuto competente per la materia.

Consulta la sentenza in esteso.

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