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gli atti persecutori nella violenza sessuale di gruppo

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gli atti persecutori nella violenza sessuale di gruppo

La terza Sezione penale della Corte di Cassazione si pronuncia in tema di atti persecutori con la sentenza 11450 del 14 marzo 2019, resa in materia di violenza sessuale di gruppo.

La statuizione della Corte afferma il principio secondo cui il delitto di atti persecutori – noto anche come stalking – si configura a fronte di anche solo due condotte, connotate da minaccia, molestia o lesione, purché commesse in un breve arco di tempo.

In particolare, si legge che ai fini della rituale contestazione del delitto di atti persecutori, non si richiede che il capo d’imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si è concretizzato il compimento di atti persecutori, essendo sufficiente a consentire un’adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti, la loro collocazione temporale di massima e le conseguenze per la persona offesa, elementi questi ravvisabili nel caso di specie. Parimenti immune da censure è poi il giudizio sulla sussistenza della fattispecie contestata, risultando i fatti narrati dal giovane S. senz’altro inquadrabili nello schema del delitto previsto dall’art. 612 bis c.p., avendo il minore descritto diffusamente non solo la reiterazione da parte degli imputati delle avances sessuali, delle percosse (come gli scappellotti dati al minore durante un viaggio in pullman verso Siracusa, allorquando S., nel tentativo di schivare i colpi, ruppe il finestrino con il gomito) e delle minacce, queste ultime poste in essere con delle forbici, una delle quali “rotte e metà”, ma anche la condizione di paura che ne era derivata, vivendo egli con l’incubo di essere prima o poi violentato, anche perchè i ricorrenti avevano creato un clima di soggezione della Comunità. 

Alla stregua della puntuale narrazione della persona offesa, dunque, la Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti costitutivi del reato di cui all’art. 612 bis c.p., a nulla rilevando che le condotte illecite si siano dispiegate nell’arco di poche settimane, avendo questa Corte precisato che integrano il delitto di atti persecutori anche due sole condotte di minacce, molestie o lesioni, pur se commesse in un breve arco di tempo, idonee a costituire la “reiterazione” richiesta dalla norma incriminatrice, non essendo invece necessario che gli atti persecutori si manifestino in una prolungata sequenza temporale.

Consulta la sentenza in esteso.

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