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Guida in stato di ebbrezza e tenuità del fatto

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Guida in stato di ebbrezza e tenuità del fatto

La quarta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 54018 del 3 dicembre 2018, ritiene applicabile l’istituto della particolare tenuità del fatto anche in caso di guida in stato di ebbrezza connotata da elevato tasso alcolemico.

La controversia deriva da un’accertamento degli agenti della questura, i quali, in ora notturna, fermavano la vettura guidata dal reo per un controllo un controllo di routine, e applicavano lo strumento dell’alcol test. L’esito indicava uno stato di ebbrezza ed un tasso alcolemico elevato.

In primo grado si comminava la pena prevista per il reato di guida in stato di ebbrezza, con applicazione dell’aggravante dell’ora notturna. La sentenza veniva impugnata innanzi alla corte d’appello, che confermava la precedente statuizione.

In sede di gravame di cassazione il ricorrente avanzava un preteso vizio della motivazione della sentenza d’appello, in relazione all’onere della difesa di fornire adeguata prova contraria in merito al corretto utilizzo dell’etilometro ed alla sussistenza di vizi del medesimo e sostenendo che la Corte territoriale non avrebbe fornito replica alle puntuali deduzioni difensive concernenti il fondato dubbio che l’etilometro non funzionasse correttamente. 

La Corte coglie l’occasione per delineare i caratteri dell’art. 186, comma 2, CdS., che lo fa rientrare nella categoria dei reati di pericolo presunto, in cui la pericolosità della condotta è tratteggiata in guisa categoriale nel senso che il legislatore individua i comportamenti contrassegnati – alla stregua di informazioni scientifiche o di comune esperienza – dall’attitudine ad aggredire il bene giuridico che si trova sullo sfondo, da individuare nella vita e nell’integrità personale. Una volta accertata la situazione pericolosa tipica e l’offesa ad essa sottesa, resta sempre uno spazio per apprezzare in concreto, alla stregua della manifestazione del reato e al solo fine della ponderazione in ordine alla gravità dell’illecito, quale sia lo sfondo fattuale nel quale la condotta si inserisce e, di conseguenza, il concreto possibile impatto pregiudizievole. Ne consegue che, ai fini dell’apprezzamento circa l’applicabilità dell’art.131 bis cod. pen., occorre accertare che il fatto illecito non abbia generato un contesto concretamente e significativamente pericoloso con riguardo ai beni indicati. Il giudizio sulla tenuità del fatto richiede, dunque, una valutazione complessa in relazione alle modalità della condotta e all’esiguità del danno o del pericolo e richiede una equilibrata considerazione di tutte le peculiarità del caso concreto. 

Erronea, pertanto, è la motivazione della sentenza di appello, ove non ritiene che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis cod. pen., in quanto configurabile, in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma, in relazione ad ogni fattispecie criminosa, è applicabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, non essendo, in astratto, incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemici accertati. 

Per tali motivi, la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata limitatamente al diniego della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen. e rinvia per nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello.

Consulta la sentenza in esteso.

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