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il Consiglio di Stato sui benefici riconosciuti agli ebrei perseguitati dal fascismo

Formazione Giuridica > Sentenze  > Giustizia amministrativa  > il Consiglio di Stato sui benefici riconosciuti agli ebrei perseguitati dal fascismo

il Consiglio di Stato sui benefici riconosciuti agli ebrei perseguitati dal fascismo

 La quarta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5896 del 12 ottobre 2018 decide in merito ai benefici riconosciuti dallo Stato agli ebrei perseguitati dal fascismo.

Il principio espresso è quello per cui i benefici riconosciuti dallo Stato agli ebrei perseguitati dal fascismo non possono essere accordati rifacendosi alle leggi razziali, essendo ratio della norma di compensare con attribuzioni economiche pregiudizi patiti da soggetti (cittadini italiani) per il fatto in sé di avere un’origine ebraica.

A seguito del giudizio di appello il Consiglio di Stato ha ritenuto irragionevole e sproporzionata la pretesa dell’Amministrazione di far dipendere (in senso sfavorevole al richiedente) il possesso di un requisito per l’accesso a un beneficio di legge, dall’applicazione di una norma razziale (l’art. 8, lett. d, dell’abrogato r.d.l. n. 1728 del 1938) lesiva dei diritti fondamentali della persona e, soprattutto, rispetto alla quale le leggi post razziali n. 336 del 1970, n. 541 del 1971 e n. 17 del 1998 hanno inteso porre rimedio. Viene tradito, nella sostanza, lo spirito stesso della nuova disciplina.

La ratio legis dell’attribuzione del beneficio, infatti, riposa sulla necessità di compensare con attribuzioni economiche pregiudizi patiti da soggetti (cittadini italiani) per il fatto in sé di avere un’origine ebraica e rispetto ai quali il torto subito (fisico, economico o morale) è dipeso dall’applicazione di una norma di legge o dall’adozione di un atto amministrativo.

Sicché il pretendere, oggi, di far uso di concetti e di categorie giuridiche elaborate al tempo della vigenza delle leggi razziali, finirebbe inevitabilmente per implicare la perpetuazione, in senso sfavorevole all’interessato, dell’efficacia di definizioni giuridiche basate sul concetto di appartenenza alla razza e sorte all’unico scopo di discriminare tra di loro gli individui.

La Sezione richiama poi il proprio precedente n. 4580 del 2.08.2011, ove si  affermato che l’iscrizione ad una comunità israelitica poteva ben essere apprezzata, sul piano probatorio, per qualificare come ebreo, tra gli altri, colui il quale fosse nato anche da un solo genitore appartenente alla razza ebraica, e non già al diverso scopo di elaborare un principio di diritto in base al quale inferire che l’origine ebraica dovesse ricostruirsi, sic et simpliciter, sulla base dell’abrogato decreto del 1938.

Consulta la sentenza in esteso.

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