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Il contagio mafioso nell’attività di impresa

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Il contagio mafioso nell’attività di impresa

La seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha emesso il 23 aprile la pronuncia n. 17451 in tema di infiltrazione mafiosa nell’attività d’impresa.

La vicenda origina dalla misura di prevenzione del controllo giudiziario richiesta e applicata dal Tribunale nei confronti di una società cooperativa a seguito dell’emissione da parte del Prefetto dell’informativa antimafia, con cui si è ulteriormente disposta l’interdizione ex art. 91 del Codice antimafia.

Il tribunale ha affermato la ammissibilità dell’istanza, essendo stata documentata l’esistenza di una interdittiva antimafia emessa dal Prefetto nei confronti della società cooperativa, ma ha respinto nel merito la richiesta di controllo giudiziario, sul rilievo che l’agevolazione mafiosa posta in essere attraverso la società istante non appariva occasionale.

Il provvedimento veniva impugnato dai curatori della società cooperativa.

La Corte premette di condividere quell’orientamento secondo cui il provvedimento di rigetto della richiesta di controllo giudiziario formulata dall’impresa destinataria dell’informazione antimafia interdittiva, ai sensi dell’art. 34-bis, comma 6, d.lgs. n.159 del 2011, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 127, comma 7, cod. proc. pen..

Si conferma, poi, un precedente di legittimità, secondo il quale  il controllo giudiziario su richiesta dell’impresa sottoposta ad interdittiva antimafia può essere riconosciuto soltanto nell’ipotesi in cui si tratti di infiltrazione mafiosa avente carattere occasionale, ritenendo la occasionalità dell’infiltrazione un presupposto necessario del controllo giudiziario, anche se richiesto dalla società interessata. 

Ed infatti la natura dell’istituto del controllo giudiziario ex art. 34 bis citato non cambia se proposta dal Pubblico Ministero o richiesta dalla parte interessata dall’interdittiva e si pone come misura di prevenzione ontologicamente connotata dalla natura occasionale del “contagio mafioso” e dalla pendenza dell’impugnazione dell’interdittiva, avendo come precipua finalità quella di garantire – la continuità aziendale e di sospendere gli effetti dell’interdittiva prefettizia, in attesa dell’esito dell’impugnazione.

All’esito di quanto pronunciato, la Corte rigetta il ricorso in quanto inammissibile.

Consulta la sentenza in esteso.

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