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Il secondo round della maternità surrogata: la Prima Sezione della Cassazione solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 6 della L. n. 40/2004 e dell’art. 18 del D.P.R. n. 396/2000

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Il secondo round della maternità surrogata: la Prima Sezione della Cassazione solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 6 della L. n. 40/2004 e dell’art. 18 del D.P.R. n. 396/2000

Cass. civ., I, n. 8325 del 2020

Nella pronuncia in esame la Corte di Cassazione ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 40 del 2004, art. 12, comma 6, D.P.R. n. 396 del 2000, art. 18 e L. n. 218 del 1995, art. 64, comma 1, lett. g), nella parte in cui non consentono, secondo l’interpretazione attuale del diritto vivente, che possa essere riconosciuto e dichiarato esecutivo, per contrasto con l’ordine pubblico, il provvedimento giudiziario straniero relativo all’inserimento nell’atto di stato civile di un minore procreato con le modalità della gestazione per altri (altrimenti detta “maternità surrogata”) del cd. genitore d’intenzione non biologico, per contrasto con gliartt. 2,3,30,31 Cost.,art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, artt. 2, 3, 7, 8, 9 e 18 della Convenzione 20 novembre 1989 delle Nazioni Unite sui diritti dei minori, ratificata in Italia conL. 27 maggio 1991, n. 176 e dell’art. 24 dellaCarta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea”.

In definitiva, il Collegio non ritiene esistenti nel sistema normativo italiano attuale istituti che consentano una forma di riconoscimento del legame di filiazione alternativa alla trascrizione dell’atto di nascita o al riconoscimento del provvedimento giurisdizionale straniero che instauri il legame di filiazione anche con il genitore intenzionale non biologico nei confronti del minore nato mediante ricorso all’estero alla pratica della gestazione per altri. Conformemente alla ratio sottesa al parere consultivo della Corte di Strasburgo sembra potersi affermare che l’istituto dell’adozione in casi particolari potrebbe semmai costituire una forma di tutela del rapporto affettivo insorto con il genitore intenzionale nei casi particolari in cui il pieno riconoscimento dello status filiationis non si dimostri concretamente rispondente all’interesse del minore”.

 

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