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Il sequestro preventivo in ambito 416 bis nell’ultima sentenza delle Sezioni Unite

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Il sequestro preventivo in ambito 416 bis nell’ultima sentenza delle Sezioni Unite

La Cassazione Penale, a sezioni Unite, con la sentenza n. 16896 del 17 aprile 2019 interpreta la legge 136\2010 sugli obblighi di comunicazione nelle misure di prevenzione.
Il ricorso giunge in Cassazione dopo che il Tribunale di Bologna ha rigettato l’istanza di riesame con il quale il Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale ha disposto il sequestro preventivo, ai fini della confisca diretta, del 50% di un immobile ubicato in Bologna e, ai fini della confisca di valore, di somme di denaro depositate su conti correnti, di beni immobili e quote societarie fino alla concorrenza dell’importo di oltre 391.000 euro, il tutto riconducibile al soggetto indagato del reato di cui all’art. 76, comma 7, d.lgs. n. 159 del 2011 (condotta già prevista come reato dall’art. 31, legge n. 646 del 1982), per inottemperanza all’obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali, gravante su soggetto destinatario di un provvedimento di prevenzione definitivo, come previsto dal successivo articolo 80 del medesimo d.lgs. n. 159 (già art. 30, legge n. 646 del 1982).
Il ricorso è stato assegnato alla Prima Sezione penale, la quale, rilevata la sussistenza di un contrasto interpretativo, lo ha rimesso alle Sezioni Unite.
La Sezione rimettente ha infatti posto in luce la sussistenza di due differenti linee interpretative, la prima delle quali evidenzia come il presupposto che determina l’insorgenza dell’obbligo di comunicazione della variazione patrimoniale e, cioè, la definitività della “decisione fonte”, debba necessariamente verificarsi dopo l’entrata in vigore della disposizione che amplia la fattispecie incriminatrice, determinandosi, in caso contrario, la violazione del generale divieto di retroattività delle norme incriminatrici di cui all’art. 25, comma 2, Cost.
La seconda, invece, ritiene detto obbligo sussistente e penalmente rilevante anche qualora la condanna definitiva per il nuovo delitto presupposto sia antecedente alla modifica legislativa – aspetto che l’ordinanza di rimessione ritiene doversi tradurre, nel caso di specie, in definitività della misura di prevenzione per pericolosità semplice antecedente alla estensione legale delle ipotesi – sempreché i beni siano entrati nel patrimonio del soggetto in data successiva.
A seguito della disamina delle diverse posizioni le Sezioni Unite pronunciano il principio di diritto secondo il quale l’art. 80 del d.lgs. n. 159 del 2011, relativo all’obbligo, per i soggetti già sottoposti a misura di prevenzione personale ex lege n. 1423 del 1956, di comunicare le variazioni del proprio patrimonio, la cui omissione è penalmente sanzionata dall’art. 76, comma 7, del d.lgs. n. 159 del 2011, si applica anche quando il provvedimento che ha disposto la misura è divenuto definitivo in data anteriore all’introduzione di tale obbligo.
All’esito, rigetta il ricorso.
Consulta la sentenza in esteso.

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