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La Cassazione interpreta il reato di cui all’art. 270 c.p. nella partecipazione all’Isis

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La Cassazione interpreta il reato di cui all’art. 270 c.p. nella partecipazione all’Isis

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38208 dell’8 agosto della seconda Sezione penale, si pronuncia in un caso di partecipazione ad associazione con finalità terroristiche.

Il caso di specie riguarda due soggetti, in primo grado imputati per la loro partecipazione alla nota associazione Isis, ai sensi dell’art. 270 c.p..

La pronuncia di legittimità valorizza l’imputazione formulata in primo grado tramite una valutazione complessiva dei dati sintomatici espressivi della qualità e natura del contributo dei ricorrenti al proposito criminale dell’associazione.

In merito, la pronuncia è pregevole nel ricordare che la categoria dei delitti associativi, nella sua evoluzione storica, ha da sempre testimoniato le tensioni esistenti tra i dati normativi e l’applicazione dei canoni costituzionali della determinatezza delle fattispecie e dell’offensività delle condotte; e in quella tensione il compito dell’interprete si traduce nella necessità di definire i confini oltre i quali la sanzione penale non può essere concepita rispetto alla sfuggente nozione della partecipazione ad un’entità quale l’associazione, sia essa tipizzata per l’oggetto illecito, ovvero per i mezzi vietati dall’ordinamento attraverso i quali vengono perseguiti fini in sé astrattamente leciti (quali possono essere quelli di natura politica o ideologica).

Si procede ricordando, utilmente, che il fenomeno associativo, nella sua declinazione delle associazioni con finalità terroristiche, assume rilevanza e diviene oggetto di sanzione penale quando manifesti caratteri tali da rendere non ipotetico, né meramente eventuale, il pericolo che la norma intende contrastare; gli indici sintomatici che assumono rilevo nella verifica della sussistenza della situazione di esposizione a pericolo sono tradizionalmente individuati dalla giurisprudenza nell’esistenza di un apparato organizzativo, mediante mezzi e persone, in grado di attuare il programma di esecuzione degli atti di violenza aventi come finalità quelle indicate dall’art. 270 sexies cod. pen. Ciò affinché venga rispettato il principio di personalità della responsabilità penale.

Determinatezza e pericolo sono, pertanto, i criteri da cui muovere nell’indagare la soglia di rilevanza penale delle condotte.

Pertanto, la Cassazione riafferma i principi espressi nel giudizio di prime cure, laddove ne riprende i tratti peculiari di appartenenza all’associazione, rinvenibili nella fonte costitutiva dell’associazione, avente carattere religioso, con accentuata connotazione ideologica, di tipo radicale ed estremizzante. Questi caratteri si manifestano nell’imposizione, per così dire, esterna dell’atto costitutivo dell’associazione, imposizione che è necessitata dalla concezione religiosa, con palesi tratti di fanatismo, che non tollera dissenso o indipendenza rispetto all’unico credo religioso, imponendo la soppressione fisica di tutti coloro che non aderiscono all’ideologia riconosciuta (e, in particolar modo, degli appartenenti a comunità e popoli occidentali, di fede cristiana). L’essenzialità e la genericità del programma associativo si riflette nell’attuazione dei fini perseguiti, mediante condotte violente in grado di raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione di persone, cose e segni che si ispirano a culture e religioni diverse dall’islamismo radicale, condotte sollecitate e giustificate dal valore ideale del martirio, cui tutti gli associati sono chiamati. 

All’esito, rinvenuti gl’indici significativi nella condotta, integranti dolo diretto, dei ricorrenti, il ricorso è rigettato.

Consulta la sentenza in esteso.

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