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La Cassazione sancisce la nullità del preliminare per morte del promittente venditore

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La Cassazione sancisce la nullità del preliminare per morte del promittente venditore

Il caso giunto all’esame della Cassazione riguarda la citazione in giudizio, da parte dei promissari acquirenti, degli eredi del defunto promissario venditore, al fine di ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso. Nel contratto preliminare, stipulato dalle parti originarie, il venditore si riservava l’usufrutto dell’appartamento, obbligandosi a cedere la sola nuda proprietà. Il decesso della parte venditrice sopravveniva prima che si arrivasse a concludere il contratto definitivo.

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza n. 14807 del 7 giugno 2018, afferma che il trasferimento coattivo incide sull’oggetto del contratto in modo tale da inficiare l’originaria volontà contrattuale delle parti. E pertanto non è possibile. Così, nel caso di specie, la domanda attorea non ha trovato accoglimento

La Corte corrobora il proprio ragionamento riprendendo quanto già espresso nel grado di giudizio precedente ed affermato da precedente giurisprudenza di legittimità, secondo cui la pronuncia ex art. 2932 c.c. è legittimamente esperita solo nel caso in cui il decesso del venditore sia intervenuto dopo la stipula del definitivo ovvero dopo la pronuncia della sentenza di primo grado.

Individuando un precedente completamente sovrapponibile alla vicenda oggetto della causa in decisione, la Corte ha deciso di darvi perfetta continuità, così asserendo che il contratto preliminare di vendita della nuda proprietà non sia suscettibile di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. nei confronti degli eredi del promittente venditore deceduto prima della stipula del definitivo, in quanto per gli eredi medesimi è venuta meno l’utilità rappresentata dalla riserva di usufrutto.

Consulta l’ordinanza in esteso.

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