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La Corte Costituzionale respinge la questione di legittimità costituzionale avanzata in relazione agli artt. 1, comma 20 della legge Cirinnà (L. n. 76/2016) e 29, comma 2 del D.P.R. n. 396/2000

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La Corte Costituzionale respinge la questione di legittimità costituzionale avanzata in relazione agli artt. 1, comma 20 della legge Cirinnà (L. n. 76/2016) e 29, comma 2 del D.P.R. n. 396/2000

Corte Cost. n. 230 del 2020; Trib. Venezia, ord. n. 108 del 2019

La Corte Costituzionale dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 20, della legge 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) e dell’art. 29, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, primo e secondo comma, 30 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 24, paragrafo 3, della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, agli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, e alla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176”.
Il riconoscimento della omogenitorialità, all’interno di un rapporto tra due donne unite civilmente, non è imposto da alcun precetto costituzionale, sebbene la Costituzione non sia chiusa a soluzioni di segno diverso ma sulla base di valutazioni spettanti al legislatore. Anche la più piena tutela dell’interesse del minore – oggi attuata solo in parte dalla giurisprudenza con una forma minore di adozione – può essere realizzata in modo più penetrante dal legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità”.

La questione di legittimità costituzionale era stata avanzata dal Tribunale di Venezia, il quale aveva dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 20, legge n. 76/2016 nella parte in cui limita la tutela … delle coppie di donne omosessuali unite civilmente ai «soli diritti e … doveri nascenti dall’unione civile» e dell’art. 29, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 396/2000 – per contrasto con gli articoli 2, 3, primo e secondo comma, 30 e 117 della Costituzione in rel. art. 24, par. 3 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Nizza, 7 dicembre 2000), degli art. 8 e 14 Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4 novembre 1950), ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 4 agosto 1955, n. 848 e con la Convenzione dei diritti del fanciullo (New York, 20 novembre 1989) resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 196 — laddove limita la possibilità di indicare il solo genitore «legittimo, nonché di quelli che rendono … o che hanno dato il consenso ad essere nominati» e non anche alle donne tra loro unite civilmente e che abbiano fatto ricorso (all’estero) a procreazione medicalmente assistita”.

LEGGI LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE 

LEGGI LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI VENEZIA

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