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La Corte di Cassazione interpreta il reato di serrata

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La Corte di Cassazione interpreta il reato di serrata

La sesta Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1334 dell’11 gennaio 2019, interviene in tema di serrata.
Nel caso di specie si imputava all’agente la commissione del reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, di cui all’art. 340 c.p.. In particolare, in materia di traffico aereo.
Il punto di partenza seguito dalla Corte nel suo iter logico è costituito dal dato testuale della norma incriminatrice, che, in linea con l’interesse tutelato, sanziona non solo la condotta che abbia comportato l’interruzione del servizio pubblico di cui si tratti, bensì anche il comportamento che abbia inciso semplicemente sul regolare svolgimento dell’ufficio o servizio pubblico.
Proprio la rilevata ampiezza dell’ambito di applicazione della norma ha indotto la giurisprudenza medesima a puntualizzare che, ferma la rilevanza di un’alterazione anche temporanea del servizio, essa deve tuttavia rivestire un’oggettiva significatività, risultando così esclusi dalla sfera di operatività della fattispecie incriminatrice in questione i casi in cui la condotta contestata – giusta la terminologia usualmente adottata – si sia risolta nell’interruzione o nell’alterazione della regolarità di “un singolo atto, senza che tale comportamento abbia inciso in modo apprezzabile sulla funzionalità complessiva dell’ufficio”. A significare, cioè, che il giudice, nella doverosa valutazione dell’effettiva offensività del facere del soggetto agente, deve considerare la sua ricaduta sullo specifico servizio colpito dalla condotta contestata in esame, ma non anche sulla totalità in assoluto del servizio: ciò che, ove si tratti di servizi di ampio respiro – come nel caso del trasporto pubblico qui in esame – ben difficilmente potrebbe altrimenti condurre all’affermazione della rilevanza penale della condotta medesima.
La disamina della casistica giurisprudenziale conforta l’enunciazione di cui sopra: così, in ipotesi di cui ai precedenti, il comportamento di quell’imputato, risoltosi unicamente in pur inurbane contestazioni verbali, aveva semplicemente consigliato il pubblico ufficiale a rinviare, per mere ragioni di opportunità, l’attività d’ufficio in cui era impegnato, con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza portata all’attenzione della Suprema Corte. In diverso caso, invece, più vicino al fatto per cui è processo – l’interruzione della linea di trasporto pubblico era stata determinata da una lite sul traffico, originata da un preteso danneggiamento di cui si sarebbe reso responsabile il conducente di linea, onde la condotta del privato guidatore, che aveva costretto il mezzo pubblico ad arrestare la propria corsa, è stata riguardata come espressione delle non infrequenti vicende che sono proprie del traffico urbano, perciò senza alcuna reale compromissione della regolarità del servizio, al di là della pur accennata problematica inerente alla sussistenza dell’elemento soggettivo richiesto dal reato previsto e punito dall’art. 340 cod. pen.
All’esito, la Corte annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’appello.
Consulta la sentenza in esteso.

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