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La fattispecie di lieve entità nella disciplina degli stupefacenti

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La fattispecie di lieve entità nella disciplina degli stupefacenti

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24092 del 2018, torna sul tema degli stupefacenti al fine di qualificare la condotta della lieve entità di cui all’articolo 73, comma quinto, d.P.R. n. 309 del 1990.

Nel caso di specie, la quantità, il possesso di un bilancino di precisione per la pesatura ed i modi in cui era occultato lo stupefacente avevano fatto escludere l’ipotesi attenuata, e nei gradi precedenti di giudizio si perveniva all’accertamento di una organizzazione finalizzata allo spaccio di un quantitativo non modesto, tale da soddisfare la richiesta di un numero non esiguo di tossicodipendenti.

Il principio espresso in sede di legittimità rinviene la propria ratio nel principio di offensività. Riprendendo l’orientamento maggioritario, la Corte di Cassazione afferma che la fattispecie del fatto di lieve entità di cui all’art. 73, comma quinto, d.P.R. n. 309 del 1990, anche all’esito della formulazione normativa introdotta dall’art. 2 del D.L. n. 146 del 2013 (conv. in legge n. 10 del 2014), può essere riconosciuta solo nella ipotesi di minima offensività penale della condotta, desumibile sia dal dato qualitativo e quantitativo, sia dagli altri parametri richiamati espressamente dalla disposizione (mezzi, modalità e circostanze dell’azione), con la conseguenza che, ove uno degli indici previsti dalla legge risulti negativamente assorbente, ogni altra considerazione resta priva di incidenza sul giudizio.

La sentenza, pertanto, esclude che nel caso di specie ci si trovi in una ipotesi di fatto di lieve entità connotato da minima offensività penale della condotta. All’esito, rinvia gli  atti alla Corte d’Appello, in diversa composizione, al fine della rideterminazione del trattamento sanzionatorio.

Consulta la sentenza in esteso.

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