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La prededuzione dei crediti del subappaltatore nella procedura concorsuale

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La prededuzione dei crediti del subappaltatore nella procedura concorsuale

La prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha emesso l’ordinanza interlocutoria n. 19877, pubblicata il 23 luglio, in tema di prededuzione dei crediti del subappaltatore.

La vicenda origina nel corso della procedura fallimentare, laddove il giudice delegato del Tribunale aveva ammesso al passivo in via chirografaria i crediti della società ricorrente, ma respingeva la richiesta di collocazione in prededuzione degli stessi. La società si era opposta, deducendo l’erronea qualificazione dei propri crediti come chirografari, in quanto il credito del subappaltatore ex art. 118 d. Igs. 163/2006 era funzionale agli interessi della procedura dell’appaltatore fallito e per l’effetto doveva essere collocato in prededuzione, in quanto utile e necessario per il conseguimento dello scopo della procedura concorsuale.

Non ottenendo soddisfazione della pretesa in primo grado, la società ricorre per Cassazione, articolando un univo motivo sulla violazione e/o falsa applicazione dell’art. 111, ultimo comma, legge fall. in relazione al riconoscimento del vincolo pubblicistico della sospensione dei pagamenti di cui all’art. 118, comma 3, d. Igs. 163/2006 nonchè l’errata interpretazione del combinato disposto delle due norme da parte del giudice di merito: in tesi di parte ricorrente il collegio dell’opposizione, in coerenza con i principi di diritto già fissati nella giurisprudenza di legittimità, avrebbe dovuto riconoscere la prededuzione ai crediti del subappaltatore nell’ambito di un appalto pubblico, in quanto il suo pagamento attuerebbe un meccanismo satisfattorio nell’interesse di tutto il ceto dei creditori, consentendo alla procedura fallimentare dell’appaltatore di presentare alla stazione appaltante la quietanza di pagamento necessaria per recuperare quanto da quest’ultima dovuto. 

Ad avviso del collegio è opportuno che sulla questione si pronuncino le sezioni unite, essendo insorto un contrasto nella giurisprudenza della sezione a proposito del nesso corrente tra l’istituto fallimentare e il disposto dell’art. 118, terzo comma, del d.lgs. n. 163 del 2006. 

La tesi di questo filone giurisprudenziale è cristallizzata nella pronuncia Cass. n. 5703/13, ed è stato poi affinato dalla considerazione che, peraltro, il credito del subappaltatore può beneficiare della prededuzione solo se e in quanto comporti, per la procedura concorsuale, un sicuro e indubbio vantaggio conseguente al pagamento del committente, il quale, secondo l’alternativa all’inizio menzionata, abbia subordinato il suo pagamento di una maggior somma alla quietanza del subappaltatore in ordine al proprio credito.

Altro orientamento propugna la tesi secondo cui la disposizione di cui al terzo comma abbia il distinto fine di regolare i rapporti tra soggetti in bonis, non tenuti al rispetto delle regole concorsuali, visto che il fallimento dell’appaltatore determina lo scioglimento del contratto di appalto pubblico e il venir meno di qualsiasi obbligazione della stazione appaltante verso il subappaltatore. 

Il contrasto è reso palese dalla pronuncia n. 33350 del 2018, che afferma il seguente principio: in caso di fallimento dell’appaltatore di opera pubblica, il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale come tutti gli altri, nel rispetto della par condicio creditorum e dell’ordine delle cause di prelazione, non essendo il suo credito espressamente qualificato prededucibile da una norma di legge, né potendosi considerare sorto in funzione della procedura concorsuale, ai sensi dell’art. 111, secondo comma, legge fall.; invero, il meccanismo ex art. 118, terzo comma, del d.lgs. n. 163 del 2006 – riguardante la sospensione dei pagamenti della stazione appaltante in favore dell’appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti di quest’ultimo al subappaltatore – deve ritenersi, alla luce della successiva evoluzione della normativa di settore, calibrato sull’ipotesi di un rapporto di appalto in corso con un’impresa in bonis, in funzione dell’interesse pubblico primario al regolare e tempestivo completamento dell’opera, nonché al controllo della sua corretta esecuzione, e solo indirettamente a tutela anche del subappaltatore, quale contraente “debole”, sicché detto meccanismo non ha ragion d’essere nel momento in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto di opera pubblica si scioglie. 

All’esito, ritenuto che una volta sciolto il contratto d’appalto, verrebbe meno altresì l’interesse dell’appaltatore alla prosecuzione del rapporto, al quale interesse sarebbe strumentale la facoltà di sospendere i pagamenti, la Corte rimette gli atti al Primo presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite.

Consulta l’ordinanza in esteso.

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