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La prospettiva dell’offeso nella lettura della tentata estorsione della recente Cassazione

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La prospettiva dell’offeso nella lettura della tentata estorsione della recente Cassazione

La II sezione della Cassazione Penale, con la pronuncia n. 23075 resa il 23 maggio ha fornito una nuova lettura del tema del tentativo. La vicenda riguarda un caso peculiare, poiché l’imputato è stato recentemente oggetto di attenzione mediatica: i media lo riprendevano intento a gettare petali di rosa a bordo di un elicottero durante i funerali di un membro di un noto clan, venuto meno in giovane età e chiamato, dalla famiglia, il Re di Roma.

All’imputato è stato contestato di aver richiesto ad un esercizio commerciale di Roma il pagamento di una somma di denaro con cadenza settimanale in cambio di protezione e dietro la minaccia di appiccare fuoco al locale. In primo grado ed in grado di Appello veniva confermata la condanna per il reato di tentata estorsione.

Il tema introdotto dalla Cassazione attiene alla percezione della vittima di estorsione, che deve avere una contezza del pericolo contenuto nell’intento estensivo tale da aversi un effetto di coartazione della sua volontà.

Ritiene la Cassazione che la sentenza non si sia basata su un’ oggettiva e provata idoneità dell’azione di avere carattere di concretezza. Azione, poi, che veniva attribuita al clan Casamonica con leggerezza, senza averne provato adeguatamente l’esistenza nè l’appartenenza dell’imputato.

Tale mancanza di prova, pertanto, non permette di fondare in concreto il presupposto del reato, ovvero la forza intimidatoria ed il timore ingenerato per effetto di detta forza sulla persona offesa.

Si riprende, così, il principio di diritto già più volte espresso nel reato di estorsione, il cui presupposto fa riferimento ad una necessaria intimidazione, atta a far sorgere il timore consistente nella paventata previsione del pregiudizio.

All’esito, risulta pertanto determinante la percezione della vittima alle condotte di coartazione del soggetto agente, sulla base della quale va rilevata l’idoneità delle condotte. Essa si accerta secondo le modalità del caso concreto e nelle circostanze in cui è venuta ad esistenza, attraverso una valutazione in concreto atta a porsi nella prospettiva della persona offesa.

Consulta la sentenza in esteso.

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