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la responsabilità concorsuale del direttore della testata e del giornalista per il reato di diffamazione

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la responsabilità concorsuale del direttore della testata e del giornalista per il reato di diffamazione

La quinta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45813 del 10.10.2018, si occupa della diffamazione in ambito giornalistico.

La causa vede coinvolti Vittorio Feltri, direttore della testata giornalistica “Il Giornale” e la giornalista autrice dell’articolo ritenuto diffamatorio. Il reato ascritto si rinviene negli articoli 595 e 57 c.p., relativi al reato di diffamazione commessa col mezzo della stampa.

Le notizie comparse nell’articolo giornalistico per cui è stata emessa condanna vertono sull’inchiesta avente ad oggetto un presunto complotto ordito ai danni di Silvio Berlusconi , che avrebbe visto protagonisti avvocati, giornalisti, politici, magistrati ed in particolare la persona offesa Scelsi, all’epoca pubblico ministero della Procura della Repubblica di Bari, titolare dell’indagine da cui era emersa anche la frequentazione, da parte del premier, di una escort Patrizia D’Addario – protagonista principale dello scandalo, la quale aveva rilasciato un’intervista al Corriere del Mezzogiorno in cui raccontava dell’incontro con Berlusconi.

L’articolo ritenuto diffamatorio riportava fonti di altri giornali ed i contenuti possibili di un’inchiesta in corso anch’essa alla Procura di Bari, secondo cui la D’Addario si sarebbe infiltrata nella vita di Berlusconi per nuocergli mediaticamente, grazie alla organizzazione di una fitta trama che vedeva coinvolti anche un esponente politico pugliese – il senatore Alberto Maritati -, lo stesso Scelsi, l’avvocato della D’Addario e la giornalista del Corriere del Mezzogiorno, autrice dell’articolo-rivelazione sui rapporti della escort con Berlusconi. Tra tutti questi soggetti ci sarebbero stati incontri e contatti “sospetti” nel periodo antecedente all’emersione dello scandalo. 

A seguito del giudizio di primo grado, il giudizio di appello verteva, in particolare, sull’importo della provvisionale immediatamente esecutiva nei confronti degli imputati, che, all’esito del giudizio, veniva ridotta.

Giunta la vicenda in Cassazione, la Corte riafferma, anzitutto, la diffamazione subita dalla persona offesa Scelsi, accusato di parzialità e scorrettezza, in particolare nel suo ruolo di magistrato, in modo tale da lederne onore e prestigio, così validando il ragionamento già espresso nel grado di appello.

La Corte biasima, inoltre, il comportamento della giornalista: nella sentenza si legge che la stessa si è adagiata sul dato della precedente diffusione della notizia ad opera di altri giornali, invece che effettuare le doverose ed opportune verifiche al riguardo.

La Corte coglie, così, l’occasione di rammentare che la scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca è configurabile solo quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il cronista abbia assolto all’onere di esaminare, controllare e verificare l’oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio.

Parimenti argomentando, per quanto riguarda la posizione di Feltri, il direttore dell’organo di stampa è titolare di una posizione di garanzia preordinata alla tutela dell’interesse diffuso, con un ruolo di responsabilità nel prevenire la lesione dell’altrui reputazione e di garante dell’aderenza alla verità storica.

Ragionando a contrario, difatti, la responsabilità di codesta figura si esclude ove dimostri che abbia fatto quanto in suo potere per prevenire la diffusione di notizie non rispondenti al vero, prescrivendo regole e controlli, anche mediati, di accuratezza, di assoluta fedeltà, di imparzialità rispetto alla fonte-notizia, come si confà alla posizione di garanzia rivestita. La prova si è ritenuta non raggiunta nel caso di specie.

All’esito, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso in quanto inammissibile, pur dichiarando l’estinzione del reato per prescrizione.

Consulta la sentenza in esteso.

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