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L’applicazione della continuazione non deve ledere il favor rei

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L’applicazione della continuazione non deve ledere il favor rei

La Corte d’Appello ritenne i ricorrenti imputabili per aver essi fabbricati abusivamente una soprelevazione di precedente immobile in zona sismica privi dei titoli abitativi. Si comminava la pena dell’ammenda, determinata sommando, alla pena prevista per la violazione edilizia, le ammende previste per i reati satellite, ritenuti connessi dal vincolo della continuazione. La sentenza viene impugnata con ricorso per Cassazione.

Ed è proprio con riferimento al criterio della continuazione che le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione si pronunciano, con la sentenza n. 40983 del 24 settembre 2018.

La questione di diritto rimessa alle Sezioni Unite, riguarda la configurabilità della continuazione tra reati puniti con pene eterogenee. Se, nel caso in cui il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena per esso prevista.

L’art. 81 c.p. adotta, per il concorso formale di reati il criterio del cumulo giuridico, e la norma viene estesa al reato continuato, nella cui area di operatività ricadono le violazioni di diverse disposizioni di legge. Riguardo al secondo comma, esso statuisce che l’unicità del disegno criminoso investe più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge, senza alcuna distinzione di categorie di reati e senza alcun riferimento al genere e alla specie.

Il dibattito giurisprudenziale si è svolto tra chi affermava l’ammissibilità della continuazione anche per reati puniti con pene eterogenee, cui si opponeva la parte di giurisprudenza che vedeva tale ammissibilità arretrare di fronte al principio di legalità.

Nelle ultime pronunce, a partire dalla sentenza Ciabotti (SU n. 25939 del 23 giugno 2013), si consolidava l’indirizzo di legittimità secondo cui la continuazione, quale istituto di carattere generale, è applicabile in ogni caso in cui più reati siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, anche quando si tratti di reati appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee o di specie diversa, nel qual caso, se per la violazione è prevista la pena detentiva, la determinazione della pena complessiva va effettuata mediante aumento della reclusione, pur quando la pena prevista per il reato satellite sia pecuniaria. Contrario indirizzo ermeneutico ha criticato tale impostazione, ritenuta in contrasto anche col principio del favor rei, oltre che del principio di legalità della pena sopra richiamato. Non si comprendeva, infatti, come un istituto la cui nascita è ravvisabile nel principio di favor rei possa determinare, in concreto, un’applicazione sanzionatoria a danno dell’imputato.

Ad avviso delle Sezioni Unite, il principio guida con riguardo al computo della pena per il reato satellite richiede, come già ravvisato in dottrina, l’aumento della pena in due fasi: prima sub specie di pena detentiva sulla pena detentiva del reato base, e successivamente mediante ragguaglio a pena pecuniaria di tale aumento, ai sensi dell’art. 135 c.p..

Così, le Sezioni Unite rassegnano due emblematici principi di diritto. Il primo, riguarda la continuazione, che si ritiene istituto di carattere generale ed applicabile in ogni caso in cui più reati siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, anche quando si tratti di reati appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee.

Parallelamente, proprio riguardo alle pene eterogenee, il secondo principio di diritto afferma che nei caso tali reati vengano posti in continuazione, l’aumento di pena del reato satellite va comunque effettuato secondo il criterio della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, rispettando, per il principio di legalità e di favor rei, il genere della pena previsto per il reato satellite, nel senso che l’aumento della pena detentiva del reato più grave andrà ragguagliato a pena pecuniaria ai sensi dell’art. 135 c.p..

All’esito, il ricorso è ritenuto fondato e accolto. Rinvenendo, nella sentenza impugnata, reati di matrice eterogenea puniti con doppia applicazione dell’arresto, la Corte annulla senza rinvio e ridetermina il trattamento sanzionatorio in senso più favorevole al reo.

Consulta la sentenza in esteso.

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