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L’appropriazione indebita del venditore Trenitalia

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L’appropriazione indebita del venditore Trenitalia

La Corte di Cassazione Penale, sezione sesta, emette la sentenza n. 45465 del 9 ottobre 2018 in tema di peculato.

Nei primi due gradi di giudizio veniva confermata la condanna infitta alla ricorrente per Cassazione, che veniva ritenuta responsabile del reato di peculato continuato, a lei ascritto per essersi appropriata, quale incaricato di pubblico servizio, nella sua qualità di addetta alle vendite dei titolo di viaggio al pubblico di Trenitalia s.p.a., presso la stazione ferroviaria di Sestri Levante, di un biglietto da 55 euro di cui era in possesso, ceduto verso corrispettivo e senza contabilizzazione all’utente, che lo pagava a sue mani.

Il ricorso per Cassazione verte sulla qualificazione della condannata quale incaricato di pubblico servizio.

Così, la Corte ripercorre la fattispecie del caso. Ricorda, infatti, che l’art. 358 c.p. definisce l’incaricato di un pubblico servizio come colui che, a qualunque titolo, presta un servizio pubblico, a prescindere da qualsiasi rapporto d’impiego con un determinato ente pubblico.

Il legislatore del 1990 (L. 26 agosto 1990, n. 86, art. 18), nel delineare la nozione di incaricato di pubblico servizio, ha privilegiato il criterio oggettivo-funzionale, utilizzando la locuzione “a qualunque titolo” ed eliminando ogni riferimento, contenuto invece nel vecchio testo dell’art. 358 c.p.p., al rapporto d’impiego con lo Stato o altro ente pubblico. Non si richiede, quindi, che l’attività svolta sia direttamente imputabile a un soggetto pubblico, essendo sufficiente che il servizio, anche se concretamente attuato attraverso organismi privati, realizzi finalità pubbliche. Al contrario, il capoverso dell’art. 358 cod. pen. esplicita il concetto di servizio pubblico, ritenendolo formalmente omologo alla funzione pubblica di cui al precedente art. 357, ma caratterizzato dalla mancanza di poteri deliberativi, autoritativi o certificativi tipici di quest’ultima. Il parametro di delimitazione esterna del pubblico servizio è dunque identico di quello della pubblica funzione ed è costituito da una regolamentazione esterna di natura pubblicistica, che vincola l’operatività dell’agente o ne disciplina la discrezionalità in coerenza col principio di legalità.

La Corte ritiene che per espressa volontà del legislatore vanno esclusi dal novero degli incaricati di pubblico servizio coloro che esplicano semplici mansioni d’ordine, vale a dire mansioni meramente esecutive, prive di qualsivoglia carattere di discrezionalità e di autonomia decisionale. 

Tutto ciò premesso in via generale, per quanto nello specifico riguarda Trenitalia s.p.a., il Collegio richiama e condivide la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale la trasformazione delle Ferrovie dello Stato in società per azioni non ha cancellato le connotazioni proprie della originaria natura pubblicistica dell’ente, sicché gli addetti di Trenitalia che – come il capotreno o il controllore dei biglietti – provvedono alla constatazione dei fatti ed alle relative verbalizzazioni nell’ambito di attività di prevenzione ed accertamento delle infrazioni relative ai trasporti, sono pubblici ufficiali in quanto muniti di poteri autoritativi e certificativi e incaricati di una funzione disciplinata da norme di diritto pubblico.

Così, la Corte afferma che l’addetto alla biglietteria ferroviaria sia sprovvisto di qualsivoglia potere autoritativo e certificativo allorché, come nell’attività oggetto di contestazione, emette i titoli di viaggio e ne incassa il corrispettivo. Inoltre, tale attività si risolve nell’esercizio di mansioni di ordine, meramente esecutive di operazioni interamente predefinite nelle loro caratteristiche e non comportanti alcun impegno ideativo od organizzativo, né scelte discrezionali. Si tratta, a ben vedere, di operazioni quasi interamente meccanizzate, del tutto analoghe a quelle che lo stesso utente può ormai realizzare autonomamente servendosi per l’acquisto del titolo di viaggio delle apparecchiature automatiche allo scopo installate nella maggior parte delle stazioni ferroviarie. 

La disamina della Corte porta ad escludere la veste di incaricato di pubblico servizio in capo alla ricorrente.

La Corte riqualifica la condotta posta in essere dalla ricorrente nel meno grave reato di appropriazione indebita, con l’aggravante dall’essere stato commesso il fatto con abuso di relazione d’ufficio e prestazione d’opera.

Inoltre, tale reato è perseguibile a querela della persona offesa, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 20 del D.L. 10/4/2018, n. 36, che nella specie si ritiene integrata, da parte di Trenitalia s.p.a., attraverso la sua costituzione di parte civile nel primo giudizio ed in tutti i successivi.

Tuttavia, osserva ancora la Corte, il reato contestato, così come riqualificato, è estinto per decorso del termine massimo di prescrizione di cui agli artt. 157 e 161 cod. pen. (pari a sette anni e sei mesi) in data 2/11/2017, essendo stato commesso, secondo la contestazione, in data compresa tra il 2 maggio e il 7 maggio 2010. 

All’esito, la Corte di Cassazione qualifica il fatto contestato nel reato più lieve di cui agli artt. 646, 61 n. 11 cod. pen., annulla senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato per intervenuta prescrizione ma conferma le statuizioni civili.

Consulta la sentenza in esteso.

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