9-13/15-19

Chiamaci per informazioni

Facebook

Linkedin

diretta live

whatsapp

Area iscritti

EXTRA

L’appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

Formazione Giuridica > Sentenze  > Sentenze penali  > L’appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

L’appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

La seconda Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27822 del 24 giugno scorso, ha nuovamente contribuito a tracciare i confini del reato di appropriazione indebita.

Il caso si riferisce alle condotte dell’amministratore di un condominio, con riferimento ai tributi, afferenti al condominio stesso, non debitamente pagati.

Era emerso dai fatti di causa che i condomini, dopo aver ricevuto dalla Agenzia delle Entrate alcune cartelle ed avvisi di pagamento relativi a pendenze di cui l’amministratore del condominio non aveva mai fatto cenno, lo avevano revocato dall’incarico nominando un nuovo amministratore. A séguito degli accertamenti e delle verifiche eseguiti dopo notifica di una ulteriore cartella di pagamento emessa da Equitalia, si era appreso del mancato pagamento di contributi previdenziali relativi al rapporto di lavoro subordinato intercorso con il portiere del condominio come, anche, delle relative ritenute d’acconto sulle retribuzioni del predetto oltre che sulle fatture emesse dai fornitori. 

La condotta dell’amministratore, consistita nell’aver trattenuto somme di cui aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio e con destinazione “vincolata” ai pagamenti nell’interesse del condominio, integra il delitto di appropriazione indebita.

Ed infatti, con affermazione risalente nel tempo ma ancora valida stante l’immutabilità del quadro normativo di riferimento, la Corte ha affermato che la specifica indicazione del “denaro” (a fianco di quella di “cosa mobile”), contenuta nell’art 646 cod. pen., consente di ritenere che il legislatore, allo scopo di evitare incertezze e di reprimere gli abusi e le violazioni del possesso del danaro, ha inteso chiaramente precisare che anche il denaro può costituire oggetto del reato di appropriazione indebita, atteso che anche il denaro, nonostante la sua “ontologica” fungibilità, può essere oggetto di trasferimento relativamente al mero possesso, senza che al trasferimento del possesso si accompagni anche quello della proprietà. 

Ciò di norma si verifica, oltre che nei casi in cui sussista o si instauri un rapporto di deposito o un obbligo di custodia, nei casi di consegna del danaro con espressa limitazione del suo uso o con un preciso incarico di dare allo stesso una specifica destinazione o di impiegarlo per un determinato uso: in tutti questi casi il possesso del danaro non conferisce il potere di compiere atti di disposizione non autorizzati o, comunque, incompatibili con il diritto poziore del proprietario e, ove ciò avvenga si commette il delitto di appropriazione indebita.

All’esito, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’amministratore, confermando la sentenza di secondo grado e condannandolo alle spese e alla Cassa delle Ammende.

Consulta la sentenza in esteso.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Nessun commento

Lascia un commento