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L’arricchimento senza causa nell’obbligazione naturale

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L’arricchimento senza causa nell’obbligazione naturale

La seconda Sezione civile della Corte di Cassazione pronuncia in tema di indebito arricchimento.

La sentenza 21479 del 31 agosto scorso ha espresso il già consolidato principio secondo cui l’azione di ingiustificato arricchimento di cui all’art. 2041 c.c. è proponibile solo al ricorrere di due presupposti: il primo riguarda la mancanza di qualsiasi altro rimedio giudiziale in favore dell’impoverito; il secondo riguarda l’unicità del fatto causativo dell’impoverimento, che sussiste quando la prestazione resa dall’impoverito abbia avvantaggiato l’arricchito, così da escludere tutti i casi di arricchimento indiretto, nei quali l’arricchimento è realizzato da persona diversa rispetto a quella a cui era destinata la prestazione dell’impoverito.

La controversia origina dalla domanda di restituzione di somme che l’attore aveva rivolto all’ex convivente, impiegate per la ristrutturazione e l’arredo dell’appartamento in comune, ove gli stessi hanno convissuto per qualche anno.

La richiesta di restituzione era stata proposta a titolo di arricchimento senza causa e/o di indebito oggettivo o ancora, in corso di causa, a titolo di mutuo.

La domanda veniva respinta in primo grado ma accolta in sede di appello, osservando che il contributo economico offerto per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento della casa avevano determinato un oggettivo arricchimento della ex convivente, unica titolare dell’immobile, la quale, in ipotesi di vendita, avrebbe tratto profitto dal conferimento. L’attribuzione patrimoniale veniva sì effettuata nel contesto di una vita familiare in comune, ma da connotati non di particolare agiatezza, oltre che per una durata breve a livello temporale. Elementi, questi ultimi, tali da far ritenere la dazione significativa e ripetibile.

Invero, la Corte di Cassazione valorizza il ragionamento svolto in sede di giudizio di merito, ove si eccepiva l’incompatibilità della domanda in termini di addebito pagamento o di arricchimento senza causa con la qualificazione dell’attribuzione patrimoniale in termini di obbligazione naturale.

All’esito, il ricorso è rigettato e le spese del giudizio di legittimità compensate tra le parti.

Consulta la sentenza in esteso.

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