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Il nuovo 589 bis c.p. è maggiormente afflittivo

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Il nuovo 589 bis c.p. è maggiormente afflittivo

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40986 del 24 settembre, si pronunciano in tema di successione di leggi nel tempo, valorizzando la prevalenza del principio del favor rei.

Nel tema esaminato dalle Sezioni Unite vengono in rilievo i principi sovranazionali di irretroattività della legge penale sfavorevole, di cui all’art. 25 Cost. E 7 CEDU.

Il caso di specie riguarda l’applicazione della disciplina dettata dall’art. 589 bis c.p., introdotta in epoca successiva alla condotta ascritta dall’imputato, mentre all’epoca della condotta era in vigore una disciplina più favorevole. Infatti, l’art. 589, comma 2, c.p., prevedeva una circostanza aggravante, al posto della vigente previsione di un’autonoma fattispecie incriminatrice.

La successione di leggi penali nel tempo emerse, nel particolare, poiché tra la condotta di investimento del pedone da parte del ricorrente e la morte dell’offeso è entrata in vigore la nuova disciplina. Il problema si riferisce allo iato temporale tra la condotta e l’evento, atto a mettere in crisi i normali criteri di imputazione alla luce della disciplina della successione.

Si è così dato conto dell’emersione, nella giurisprudenza di legittimità, di un contrasto sulla legge da applicarsi nel caso di condotta interamente posta in essere sotto il vigore della legge più favorevole, anche posta la differente natura giuridica tra le due norme della fattispecie.

La prima tesi era a favore dell’applicazione della legge vigente al momento della consumazione del reato, dunque al momento dell’evento lesivo. Viceversa, l’opposta tesi guardava al criterio della condotta, secondo cui la legge da applicarsi è quella vigente nel momento in cui si è verificato l’evento che determinava la consumazione del reato.

Le Sezioni Unite raccolgono, in tal modo, il seguente quesito di diritto: se, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, debba trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta ovvero quella vigente al momento dell’evento. 

Si osserva che il protrarsi della condotta sotto la vigenza della nuova, più sfavorevole, legge penale assicura la calcolabilità delle conseguenze della condotta stessa che, come si è visto, dà corpo alla ratio garantistica del principio di irretroattività. E’ dunque la legge più sfavorevole vigente al momento della cessazione della permanenza che deve trovare applicazione, ferma restando la necessità che sotto la vigenza della legge più severa si siano realizzati tutti gli elementi del fatto-reato (e, quindi, per il sequestro di persona, ad esempio, un’apprezzabile durata della limitazione della libertà personale della vittima). Naturalmente, l’applicazione della legge più sfavorevole introdotta quando la permanenza del fatto delittuoso era già in atto presuppone, come ha rimarcato la dottrina, la colpevole violazione della nuova legge e, dunque, la possibilità – di regola assicurata dalla vacatio legis – di conoscerla e, “calcolandone” le conseguenze penali, di adeguare la condotta dell’agente.

All’esito, le Sezioni Unite pronunciano il seguente principio di diritto: In tema di successione di leggi penali, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, deve trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta.

Consulta la sentenza in esteso.

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