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L’azione giudiziale di nullità degli interessi bancari anatocistici

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L’azione giudiziale di nullità degli interessi bancari anatocistici

La Corte di Cassazione pronuncia l’ordinanza n. 21646, pubblicata il 5 settembre, in materia di interessi bancari anatocistici.

La controversia verteva tra il Banco Napoli spa e un privato correntista per l’accertamento della nullità di clausole anatocistiche dei contratti di conto corrente intercorsi tra le parti e regolanti un rapporto bancario risalente al 1985.

In primo grado la ricorrente domandava lo scomputo degli interessi, previo accertamento dell’anatocismo, ai fini di un corretto accertamento dei rapporti di dare e avere in essere sul conto corrente di cui era titolare, oltre che la condanna di controparte alla restituzione delle somme indebitamente ricevute per effetto degli interessi anatocistici.

L’appello promosso dall’istituto bancario, soccombente in primo grado, ha condotto al rigetto della domanda attrice, la quale decideva di ricorrere per Cassazione.

La sesta Sezione, in parziale accoglimento del ricorso, rileva, anzitutto, la mancata pronuncia, da parte della Corte d’Appello, sulla domanda di nullità della clausola contrattuale che regolava gli interessi anatocistici, reputando assorbente la circostanza per cui al momento dell’introduzione del giudizio il rapporto era ancora in corso e la domanda di ripetizione non poteva essere accolta.

Diversamente, i giudici della Cassazione ritengono che il correntista ha un interesse di sicura consistenza a che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità o validità delle clausole anatocistiche, l’esistenza o meno di addebiti illegittimi operati in proprio danno e, da ultimo, l’entità del saldo (parziale) ricalcolato, depurato delle appostazioni che non potevano aver luogo. Tale interesse rileva, per il futuro, di annotazioni illegittime; per del ripristino, da parte del correntista, di una maggiore estensione dell’affidamento a lui concesso, siccome eroso da addebiti contra legem; per la riduzione dell’importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere a seguito della cessazione del rapporto (allorquando, cioè, dovranno regolarsi tra le parti le contrapposte partite di debito e credito). 

Riprendendo un orientamento già espresso dalle Sezioni Unite, poi, la sesta Sezione afferma che il correntista, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli (Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418, in motivazione; nel medesimo senso, sempre in motivazione, Cass. 15 gennaio 2013, n. 798).

All’esito del parziale accoglimento, infine, rinvia alla diversa composizione della medesima Corte di Appello per le nuove statuizioni.

Consulta l’ordinanza in esteso.

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