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Le Sezioni Unite sulla commissione di massimo scoperto

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Le Sezioni Unite sulla commissione di massimo scoperto

Il tema oggetto di fervente dibattito riguarda l’applicazione della commissione di massimo scoperto, con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla l n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta come determinate in base alle disposizioni della l. n. 108 del 1996.

La vicenda sorse in primo grado nella controversia tra la banca ed una società di capitali, successivamente fallita, in merito all’applicazione delle commissioni in un rapporto chiusosi nel marzo 2008.

Il computo delle commissioni di massimo scoperto è stato introdotto con l’art. 2 bis del d.l. 185 del 2008.

La nozione di commissione di massimo scoperto utilizzata dalla giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, nelle pronunce degli ultimi anni è mutuata dalle indicazioni della Banca d’Italia. Essa viene definita come il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l’intermediario dell’onere di dover sempre essere in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto del conto. Tale compenso viene calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo che si verifica nel periodo di riferimento.

A fronte di un contrasto giurisprudenziale interno alla Cassazione, tra la Prima Sezione civile e la Seconda Sezione penale, sono intervenute Sezioni Unite con la pronuncia n. 16303 depositata il 20 giugno 2018.

Da un lato, le sezioni penali ritenevano che la commissione di massimo scoperto rientrasse nella fattispecie di usura, in quanto onere sopportato per l’utilizzo di un credito. Così, applicando le regole delle fattispecie penali alle questioni di diritto intertemporale si assumeva che la norma speciale e introduttiva delle commissioni di massimo scoperto fosse norma di interpretazione autentica a carattere retroattivo.

Le sezioni civili, diversamente, ritengono rispettose del dettato normativo le applicazioni di commissioni che superano il valore soglia, posto che l’usurarietà va desunta da una valutazione complessiva comprendente anche altri elementi sintomatici del rapporto contrattuale. Ad ogni modo, va tenuto conto del superamento del margine di legge.

Le Sezioni Unite riprendono quanto determinato dalla Prima Sezione Civile.

Esse muovono dal superamento della definizione che ne venne data dalla Banca d’Italia ed escludono il carattere interpretativo dell’art. 2 bis citato.

Posto in dubbio il contenuto dei decreti ministeriali che rilevano il TEGM (Tassi Effettivi Globali Medi), poiché non ricomprendono nel calcolo il corrispettivo di tale commissione, la Corte di Cassazione ne esclude ogni sospetto di illegittimità, ritenendo che essi svolgono la funzione per cui sono predisposti: la comparazione tra i corrispettivi della prestazione creditizia praticati nelle fattispecie concrete ed il tasso soglia.

Consulta la sentenza in esteso.

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