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Le ultime Sezioni Unite sull’assegno di mantenimento

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Le ultime Sezioni Unite sull’assegno di mantenimento

Le Sezioni Unite civili, con la pronuncia n. 18287 dell’11 luglio ripercorrono le novità giurisprudenziali in tema di mantenimento dell’ex coniuge ed offrono una pronuncia illuminante nel dibattito recente.

Il caso in esame era stato deciso in grado di appello con l’applicazione dell’orientamento espresso nella sentenza Grilli (n. 11504 del 2017), secondo cui a fondamento dell’attribuzione dell’assegno divorzio è la mancanza di autosufficienza economica dell’avente diritto. Così la Corte d’Appello ha negato all’ex moglie il diritto al riconoscimento di un assegno, di 4.000 euro, in primo grado riconosciutole. All’esito del giudizio d’appello la moglie ricorre per Cassazione, con accolta richiesta di rimessione alle Sezioni Unite.

Il ricorso si oppone all’orientamento espresso nella Grilli, ritenendolo lesivo del principio della solidarietà post matrimoniale, a differenza di quanto espresso dal legislatore nella legge sul divorzio.

Prendendo come riferimento l’excursus giurisprudenziale e la lettura dell’art. 29 Cost., si riconosce all’assegno di divorzio una funzione non remunerativa ma neppure meramente compensativa, bensì una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa.

Le Sezioni Unite accolgono il motivo della ricorrente. In particolare, ritengono la sentenza impugnata unicamente basata sul criterio dell’autosufficienza economica. Invece, è emersa l’importanza di tener conto, ed accertare precisamente, dell’incidenza di indicatori quale il contributo fornito alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio coniugale e personale; ovvero altri indicatori concorrenti contenuti nell’art. 5, comma 6, della legge sul divorzio, 

In definitiva, rimettono alla Corte d’Appello in differente composizione la determinazione dell’assegno nella fattispecie, affermando il principio di diritto secondo cui il riconoscimento dell’assegno di divorzio richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, oltre che in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale degli ex coniugi, anche avendo riguardo alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto. 

Consulta la sentenza in esteso.

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