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L’ultima sentenza della Corte di Cassazione sulle immissioni di rumore

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L’ultima sentenza della Corte di Cassazione sulle immissioni di rumore

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 21554 del 3 settembre, pronuncia in tema di immissioni in una controversia avente ad oggetto il risarcimento del danno alla compromissione del pieno svolgimento della vita domestica a causa della immissione di rumore prodotto da una officina nei confronti del proprietario di una privata abitazione confinante. Provato adeguatamente il superamento della soglia di normale tollerabilità previsto dalla norma, il risarcimento del danno veniva risarcito con formula equitativa.

In particolare, l’art. 844 cod. civ. impone, infatti, nei limiti della valutazione della normale tollerabilità e dell’eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l’obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell’ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l’esercizio. Viceversa, l’accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all’articolo 844 cod.civ., comporta nella liquidazione del danno da immissioni, l’esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell’uso, in quanto venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l’illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento danni di cui all’articolo 2043 del codice civile e, specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, dell’articolo 2059 cod. civ.

In sede di legittimità si impugnava ai fini del risarcimento del danno alla salute e la seconda Sezione della Corte, respingendo il ricorso, afferma che l’assenza di un danno biologico documentato peraltro, non osta al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché tutelati dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ciò, peraltro, in ossequio a precedente giurisprudenza della Sezioni Unite (n. 2611/2007).

Consulta l’ordinanza in esteso.

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