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nella causa Provenzano la Cedu condanna l’Italia per violazione dell’art. 3

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nella causa Provenzano la Cedu condanna l’Italia per violazione dell’art. 3

Nella decisione del 25 ottobre, n. 55080/10, la prima Sezione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo decide sul caso di Bernardo Provenzano.

Il ricorrente, ora deceduto, era un cittadino italiano, nato nel 1933. Egli è stato arrestato nel 2006 e successivamente condannato per numerosi reati estremamente gravi, comportanti l’applicazione della pena di diversi ergastoli. Dopo il suo arresto, è stato incarcerato sotto la sezione 41 bis del regime penitenziario, un regime restrittivo in Italia per impedire ai condannati per reati legati alla mafia di mantenere i contatti con membri dell’organizzazione criminale all’interno o all’esterno della prigione. Include le restrizioni sulle visite familiari, il divieto di utilizzare il telefono e il monitoraggio della corrispondenza. Il regime è stato esteso ogni anno fino al 2010, quindi ogni due anni fino al 2016.

In particolare, durante la detenzione nelle carceri di Parma e Milano si ammala gravemente e il suo funzionamento cognitivo è declinato. Alla fine del 2013 è diventato definitivamente costretto a letto e nutrito artificialmente tramite un sondino. Fu infine ricoverato nel 2014 nell’ala correttiva dell’ospedale civile di San Paolo a Milano, dove rimase fino alla sua morte, nel 2016.

Tra il 2013 e il 2016 ha promosso alla Corte EDU un procedimento giudiziario, nel quale chiedeva che la sua condanna fosse sospesa per motivi di salute e venisse revocato lo speciale regime carcerario, il tutto senza successo. I giudici, basandosi su prove mediche e un rapporto di esperti nominati dal tribunale, hanno ritenuto che il condannato stesse ricevendo cure mediche adeguate, sia per quanto riguardava la sua detenzione a Parma che nell’ospedale di Milano. Hanno anche ritenuto il regime speciale ancora giustificato, nell’interesse dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionali, in correlazione ai reati commessi.

La controversia giunge innanzi alla Corte Edu con riferimento alla richiesta di Provenzano di ricevere cure mediche inadeguate in carcere e della continuazione del regime speciale di detenzione fino alla sua morte, nonostante la sua cattiva salute.

Nella pronuncia, all’esito della ricostruzione finora offerta, la Corte Edu decide escludendo la violazione dell’articolo 3 rispetto alle condizioni di detenzione. L’articolo la tortura e il trattamento o pena disumano o degradante.

Viceversa, il medesimo articolo si è ritenuto violato con riferimento alla rinnovata applicazione del regime speciale di detenzione carcerario del 41 bis definito il 23 marzo 2016.

Come giusta soddisfazione, infine, la Corte ha ritenuto che la constatazione di una violazione costituiva di per sé sufficiente equa soddisfazione per il danno non patrimoniale a carico del sig. Provenzano.

Consulta la sentenza in esteso.

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