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Nessuna attenuante per l’anziano uxoricida animato da pietà verso la moglie

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Nessuna attenuante per l’anziano uxoricida animato da pietà verso la moglie

La Prima sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7390 depositata il 15 febbraio 2018, decide in tema di attenuanti comuni nell’omicidio.

La vicenda riguarda un uomo, di anni 88, che commette uxoricidio al fine di evitare continue sofferenze all’anziana moglie, gravemente malata ed il cui quadro clinico stava progressivamente peggiorando. Il marito, anch’egli molto malato e provato psicologicamente e fisicamente, commetteva il reato per mezzo di una sciarpa mentre la donna stava dormendo.

Egli si costituiva alla polizia appena commesso il fatto, asserendo, sin dal primo momento, che la moglie avrebbe preferito la morte piuttosto che una vita di lunghe sofferenze.

In primo grado l’imputato si è visto riconoscere le attenuanti generiche di cui all’art. 61 comma 1 n. 1, c.p., ovvero l’aver commesso il fatto per un motivo di particolare valore sociale; le medesime sono state valutate prevalenti rispetto all’aggravante di cui all’art. 577 c.p., ovvero l’aver commesso il fatto in danno del coniuge.

La Corte di Cassazione, anzitutto, ha ritenuto non applicabile l’attenuante di cui al n. 1, comma 1, art. 62 c.p. e come tale applicata erroneamente, poiché il motivo che animava l’anziano non era espressione del comune sentire sociale.

Si sottolinea, infatti, che l’attenuante viene in rilievo quando la condotta dell’agente rinvenga il suo movente in ragioni corrispondenti ad un’etica che sottolinei i valori più elevati della natura umana in quanto alla sfera morale o di elevato spessore civile in quanto alla sfera sociale; negando, poi, che tutto ciò fosse emerso nel caso di specie.

La pronuncia si inserisce nel dibattito contraddistinto, da un lato, all’approvazione della norma sul testamento biologico, e dall’altro sulla rimessione alle Sezioni Unite del caso del noto Dj Fabo.

Consulta la sentenza in esteso.

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