Commento critico al bando per l'Ufficio del Processo

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Law clerk all'italiana. Una pessima riforma seguendo il motto "largo ai giovani"

di Marco Zincani

 

Dopo tanto vociare, ecco i fatti. Ed erano decisamente meglio le parole. L'inesauribile Ministero della Giustizia colpisce ancora, regalando l'ultima mancia in cerca di consenso.

È stato appena pubblicato il primo di due bandi da 8171 posti, destinati a rimpolpare gli uffici giudiziari con nuovo personale, a sostegno degli organi requirenti e giudicanti.

Il modello scimmiotta l'esperienza d'oltreoceano fingendo di non avere contezza della distinzione tra legal o law clerks e judicial clerks e giungendo a sdoganare un mostruoso ircocervo.

Nei sistemi nordamericani (US, Canada), infatti, vi è una netta distinzione tra il judicial clerk, il quale è un assistente del giudice che contribuisce a formare la decisione, dando un contributo alle attività di ricerca e stesura - va senza dire che si tratta di figura competente e qualificata - e il legal o law clerk, che dà al giudice un supporto meramente materiale e amministrativo.

Alla prima categoria appartengono, nell'ambito di un sistema che ha abolito il valore legale della laurea, soggetti che si sono distinti nell'ambito delle più prestigiose università americane e che entrano in competizione con richieste di ingaggio (application) rivolte ad uno specifico magistrato, rispetto a specifiche competenze. È possibile che i magistrati più prestigiosi, nei ruoli più importanti, ricevano migliaia di domande per una singola posizione e decidano chi ingaggiare all'esito di un veloce colloquio, avendo già contezza del talento che si ha davanti.

Si tratta dunque di un rapporto fiduciario, che sorge nell'ambito di una selezione spietata e di domande specifiche riferite a posizioni funzionalizzate, nelle quali l'applicant risponde alle specifiche esigenze (tecniche e di storia personale e morale) del richiedente.

La competizione è reciproca, giacché gli stessi giudici anelano ad ottenere le più brillanti menti del paese presso i propri uffici e i candidati che ottengono la posizione sono motivati ad operare al meglio, poichè, all'esito, possono essere assunti dagli studi più prestigiosi o dal governo.

Nel sistema "spaghetti law clerk", invece, occorre enucleare e puntualizzare le seguenti distorsioni:

1. Il sistema non è fiduciario e a chiamata diretta, ma si segue il bando pubblico generalizzato.  

2. La manina dell'esercito (mancia n.1): il 30% dei posti sono riservati agli appartenenti alle Forze armate (art.1, punto 3). La nota cultura giuridica del militare.

3. Gli scienziati e gli economisti: una seconda quota del 5% è riservata ai laureati in scienze politiche e in economia e commercio, pronti a diventare i "figli della serva", quali vicecancellieri.

4. Oltre alla laurea e alle solite formulette pigre, si aggiunge  il rispetto delle medesime qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria (rimando all'art.35, co.6 d.lgs. 165 del 2001, che a sua volta rimanda all'art.26, l.53 del 1989, che a sua volta rimanda all’art. 124 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12: "Il Consiglio superiore della magistratura non ammette al concorso i candidati che, per le informazioni raccolte non risultano di condotta incensurabile ed i cui parenti, in linea retta entro il primo grado ed in linea collaterale entro il secondo, hanno riportato condanne per taluno dei delitti di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale"). Ma la Corte costituzionale, sent. 391 del 2000, ha detto che anche i figli di Totò Riina o di Messina Denaro avrebbero diritto a diventare magistrato, dichiarando l'illegittimità dell'ultima parte del rimando.In Italia le informazioni raccolte sono sempre scarse e, quanto alle condanne ricevute o ai procedimenti penali in corso, non si può fare di ogni erba un fascio, valuterà il saggio e incorruttibile CSM, mentre l'unica preclusione espressa (art.2, c.1, lett. i) è di non avere riportato condanne penali, passate in giudicato per reati che comportano l'interdizione dai pubblici uffici. Fino alla Cassazione, anche per il corruttore c'e' speranza di fare il giudice. 

5. La spietata selezione! La valutazione dei titoli è finalizzata ad ammettere un numero di candidati venti volte superiore ai posti a concorso (oltre agli eventuali ex aequo, per un'ulteriore pompatina). Per comprendere. I candidati che hanno partecipato all'esame forense nel 2020/2021 sono stati 21.000, mentre sarebbero ammessi agli scritti di questo bando, all'esito della selezione, ben 163.220, pari, indicativamente, a tutti gli iscritti all'esame forense dell'ultimo decennio, o, se si vuole, al 60% degli avvocati italiani.  

6.  Il vero criterio di selezione: quaranta quiz in un'ora, di diritto pubblico (materia immaginaria e incerta nel suo stesso accorpamento), ordinamento giudiziario, lingua inglese (fondamentale per ogni magistrato italiano). La prova scritta si svolgerà esclusivamente mediante strumentazione informatica e piattaforme, senza una banca dati di quiz da studiare preliminarmente.  

7. Mi fido di te... Chi controlla il titolo di studi, l'incensuratezza etc. etc.? Il supercervellone!! Art. 4., co.10 Principio generale è che ci fidiamo della vostra autodichiarazione (art.6, c.3 basta autocertificazione su "Step one 2019", siamo già con un piede negli States! e siete astrattamente 163.000 e passa) ma c'e' sempre la "Commissione Ripam, per il tramite di Formez PA che "può" effettuare controlli "a campione" (per non stancarsi troppo). Non succede, ma se succede... a chi tocca non si ingrugna.  

8. Il tabellone dei punti.  Per l'assegnazione:

  1. La laurea vale al massimo tre punti e tra chi ha 66 e chi ha preso 110 e lode ballano 2,50 punti, senza distinguere tra un 110 e lode in una telematica o all'Università di Padova (negli U.S. non approverebbero tanto).
  2. I non giovani. Se ti sei laureato entro sette anni hai i punti della laurea raddoppiati (es. anziché tre, ne hai sei): ma a sette anni dalla laurea sei giovane? Se ti sei laureato cinque anni fuori corso e sei a sette anni dalla laurea?
  3. Il superdottorato! W gli amici dei prof. Il dottorato vale come la laurea (3 punti. Non volendo in questa sede entrare nel merito sull'auto dichiarato sistema di cooptazione universitario e sull'utilità del dottorato, sede del sapere teorico, rispetto ai fini espressi dal bando.
  4. Al master invece massimo 1, 50...
  5. I conti della giustizia: i commercialisti valgono come una laurea (punti 3).
  6. Il gioco dell'oca. Se hai fatto un tirocinio ex 73 d.l. 69 del 2013, torna all'inizio! Chi ha finito il tirocinio 73 ha diritto a 4 punti.
  7. Si vince con la prova a quiz. Totale titoli (3 la laurea con lode, 3 il dottorato, 4 il tirocinio) ma si vince con i quiz!  La prova dà diritto ad un massimo di 30 punti, e si supera con 21/30. Quattro quiz valgono una laurea o un dottorato! Ottima scelta. 
  8. L'antico presepe. In caso di parità si darà precedenza ai figli di mutilati e invalidi, vedovi e caduti di guerra, ai combattenti; c'e' l'aggiunta dei militari e degli ex militari, che giustamente valgono di più. 

9. La legge dei grandi numeri. Nel sistema giustizia si riverserà un'orda ingovernabile di candidati per fame (stipendi ex Amministrazione giudiziaria, Area funzionale terza fascia economica F1, pari a circa 1800 euro mensili, per soli due anni e sette mesi), che si immetterà nel sistema giustizia soverchiando di ben 1,5 volte il numero di magistrati effettivamente in servizio, con funzioni vicarie. Si è compreso che il sistema giustizia è allo stremo e lo si dota di risorse "per smaltire l'arretrato", intendendo la vita e la storia delle persone sotto giudizio o in corso di lite decennale come un rifiuto organico compostato, maturo per lo smaltimento. La sofferenza, il vissuto e le angustie di ogni singolo cittadino che ricorre alla giustizia sono invece il seme e il significato della sua esistenza e meritano l'attenzione che si deve all'incisione di un chirurgo. 

10. Il tema centrale: la responsabilità Il sistema scala una marcia: anziché reclutare nuovi magistrati, rimpinguandone l'esanime organico e riformulandone la responsabilità in modo incisivo (oneri e onori), introduce surrettiziamente per bando una riforma dell'organico e, con essa, del procedimento che presiede alla formazione della decisione. La novella affiderà, di fatto, una parte significativa dell'amministrazione della giustizia a soggetti non necessariamente qualificati, privi di esperienza e di autocertificata onestà. Siamo già passati dai GOT, non si è obbligati a scendere ancora, si può pensare di salire. 

Pur non trattando centinaia di casi al giorno, quando mi avvalgo di un collaboratore in relazione a un singolo caso, in qualità di Avvocato, sono responsabile civilmente e penalmente del suo operato, della sua riservatezza e della sua onestà.

Con un colpo di penna avete creato e tutto vi è concesso: prima dell'operatività di questo scempio prevedete espressamente un registro delle singole e specifiche attività delegate che sia tenuto dal magistrato assegnatario (479 c.p.) ed elaborate un sistema di responsabilità civile dei magistrati in relazione ai fatti illeciti o alla colpa dei preposti al processo organizzativo e decisionale dell'ufficio, il resto verrà da sé. Nel processo di delega, è compito del delegante riscontrare e documentare le effettive capacità del delegato.  È un diritto del cittadino conoscere esattamente chi ha contribuito e in che misura alla formazione della decisione che lo riguarda, così come ottenere il giusto ristoro, non dallo Stato, ma da chi effettivamente ha sbagliato, (quanto meno) in caso di macroscopica trascuratezza o di inadeguatezza.   

Quando tutto ciò sarà sistema smetteremo di pensarci e il risparmio sul grano si pagherà in farina.

 Nota redazionale.Ormai da tempo, quando adotto il termine "abominevole" per connotare icasticamente un fatto senza ulteriori approfondimenti, mi chiedo sempre si sarà compreso ciò che intendo. Per una volta l'ho voluto esplicitare.


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