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Nulla la vendita a scopo di garanzia

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Nulla la vendita a scopo di garanzia

La seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha emesso l’11 luglio scorso la sentenza n. 18680 in tema di vendita con patto di riscatto.

In particolare, la Corte ha sancito la nullità della vendita con patto di riscatto qualora con tale strumento si intenda costituire una garanzia a favore del creditore, da cui ne consegua l’attribuzione irrevocabile del bene in caso di inadempienza del debitore.

La Corte ha avuto modo di distinguere il negozio de quo dal patto commissorio, affermando che secondo la formula in passato correntemente richiamata il criterio discretivo tra vendita fiduciaria a scopo di garanzia e vendita dissimulante un mutuo con patto commissorio deve individuarsi nel fatto che nella prima la proprietà si trasferisce immediatamente ed effettivamente al venditore, i quale può assumere l’impegno, derivante da accordo interno con efficacia obbligatoria di ritrasferire il bene al venditore se questi estinguerà il debito garantito nel termine previsto, mentre nella seconda le parti, pur dichiarando formalmente di volere comprare e vendere, concordano in concreto che il creditore-compratore diventerà proprietario soltanto se il debitore non estinguerà il debito nel termine stabilito, così ponendo in essere una vendita sotto condizione sospensiva.

Tale tesi è stata poi superata dalla evoluzione giurisprudenziale successiva, che riconosce la illiceità del patto commissorio a prescindere dal momento del trasferimento. L’orientamento oramai consolidato reputa infatti radicalmente nullo il patto commissorio anche nelle alienazioni fiduciarie in cui si conviene che il bene rimane definitivamente nella disponibilità del creditore a seguito di inadempimento della obbligazione garantita. 

Ogni qual volta la vendita con patto di riscatto o di retrovendita, stipulata fra il debitore ed il creditore, risponda all’intento delle parti di costituire una garanzia, con l’attribuzione irrevocabile del bene al creditore solo in caso di inadempienza del debitore, il contratti è nullo anche quando implichi un trasferimento effettivo della proprietà (con condizione risolutiva), atteso che, pur non integrando direttamente il patto commissorio, previsto e vietato dall’art. 2744 c.c., configura un mezzo per eludere tale norma imperativa, e, quindi, esprime una causa illecita, che rende applicabile all’intero contratto la sanzione di cui all’art. 1344 c.c.

All’esito, afferma che pure se sia previsto il trasferimento effettivo del bene, ciò non toglie che la vendita, se stipulata per una causa di garanzia, è ugualmente nulla, perché con riferimento al divieto del patto commissorio qualunque negozio, anche se astrattamente lecito è colpito da nullità, perché in frode alla legge, quando le parti abbiano voluto conseguire i risultati proibiti dall’art. 2744 c.c. 

Consulta la sentenza in esteso.

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