9-13/15-19

Chiamaci per informazioni

392.30.86.761

051.19.98.29.53

Facebook

Linkedin

diretta live

whatsapp

Area iscritti

EXTRA

responsabilità medica e consenso informato

Formazione Giuridica > Sentenze  > Sentenze civili  > responsabilità medica e consenso informato

responsabilità medica e consenso informato

La terza Sezione civile della Corte di Cassazione rassegna, in data 29.11.2018, la pronuncia n. 30852, in tema di responsabilità medica.

La controversia origina dalla richiesta di risarcimento dei danni occorsi al padre dei ricorrenti per via di un’operazione di revisione chirurgica, dalla quale si asserisce sia derivata la morte del paziente.

Nel primo grado di giudizio, la CTU ha stabilito che l’evento morte vada ricondotto ad un trombo che si sarebbe potuto formare comunque. Cosicché, in primo grado, il Tribunale rigettò le domande per mancata prova del nesso causale tra la condotta del medico e l’evento mortale.

In secondo grado, la Corte d’Appello ha, invece, riconosciuto una somma a titolo di risarcimento del danno.

La Corte di Cassazione veniva già adita, e accoglieva il motivo relativo alla violazione del diritto del paziente al consenso informato. Di seguito, cassava la sentenza e rinviava alla Corte d’Appello per il prosieguo del giudizio ed una nuova valutazione del quantum. Ha ritenuto, infatti, che la sentenza avesse errato nel non riconoscere la lesione del diritto del paziente ad essere informato dei rischi reali, e non vaghi e generici, stampati su un modulo del primo intervento ed in particolare del rischio che l’intervento di artroprotesi dell’anca fosse gravato dall’incidenza di trombosi. Ha, all’esito, ritenuto sussistere la prova evidente dell’inadempimento in relazione alla mancata e completa informazione sul rischio inerente il primo intervento.

A seguito di riassunzione del giudizio, la Corte d’Appello ha, per converso, respinto tutte le domande, ritenendo che il ricorrente non avesse allegato e provato, neppure in base ad un ragionamento presuntivo, l’esistenza e l’entità di un danno riferibile alla violazione del diritto di autodeterminazione per carenza di consenso informato.

Così composta, la controversia arriva nuovamente in Cassazione, lamentando il mancato rispetto, della sentenza di secondo grado, dei limiti del giudizio rescissorio delimitato dalla precedente sentenza di Cassazione, così determinando la nullità della sentenza.

Infatti, avendosi già un riconoscimento in punto all’an, la Corte d’Appello avrebbe dovuto solamente pronunciarsi sul quantum, diversamente da quanto statuito nella sentenza di rigetto.

Nell’accogliere il motivo, nella presente sentenza si ricorda la consolidata giurisprudenza di questa Corte la decisione di annullamento con rinvio vincola al principio affermato e ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla “regola” giuridica enunciata ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione adottata, attenendosi agli accertamenti già compresi nell’ambito di tale enunciazione senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se non esaminate nel giudizio di legittimità, costituiscono il presupposto stesso della pronuncia di annullamento, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, in contrasto col principio di intangibilità.

Sul piano sostanziale, si afferma che, pur trattandosi di diritti – quello alla salute e quello all’integrità del consenso – aventi diversi ambiti di protezione, afferendo secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, il secondo alla libertà di disporre di sé stesso psichicamente e fisicamente, non mancherebbero possibili interferenze, come nel caso in esame, in cui un primo intervento pacificamente sbagliato ed il difetto di informazione e quindi di consapevole consenso allo stesso primo intervento in ordine alla complicanza letale, si trovano a tradursi in entrambi i casi in un danno alla salute. La Corte d’Appello avrebbe errato, pertanto, muovendo dall’autonomia dei due diritti, nel ritenere che nella specie sarebbe stato necessario allegare e provare un danno diverso da quello sempre dedotto dal ricorrente.

Infine, all’esito del giudizio, la Corte accoglie il ricorso e cassa l’impugnata sentenza, rinviando nuovamente la causa alla Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione. 

Consulta l’ordinanza in esteso.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Nessun commento

Lascia un commento