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Restituzione di quote sociali dopo lo scioglimento della comunione dei beni

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Restituzione di quote sociali dopo lo scioglimento della comunione dei beni

La sesta Sezione civile della Corte di Cassazione ha emesso la sentenza n. 6459 del 6 marzo 2019 tema di obbligazioni naturali.

La controversia origina tra due ex coniugi al fine della restituzione di un capitale, pari al controvalore della metà delle quote societarie della società, comprese nella comunione legale coniugale e donate dall’ex marito alla figlia comune. Il ricorrente aveva sostenuto in appello che, venuta meno la comunione legale, all’ex moglie non spettasse più alcuna azione ex art. 184 c.c. con riferimento alla donazione delle quote sociali.

La Cassazione ricorda, anzitutto, quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 311 del 1988, secondo cui la comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza da quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente per oggetto i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Ne consegue che, nei rapporti con i terzi, ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell’intero bene comune, ponendosi il consenso dell’altro coniuge (richiesto dal secondo comma dell’art. 180 c.c. per gli atti di straordinaria amministrazione) come un negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all’esercizio del potere dispositivo sul bene e che rappresenta un requisito di regolarità del procedimento di formazione dell’atto di disposizione, la cui mancanza, ove si tratti di bene immobile o di bene mobile registrato, si traduce in un vizio di annullabilità da far valere nei termini fissati dall’art. 184, comma 2, c.c. 

Per ciò che concerne, invece, gli atti di disposizione su beni mobili, l’art. 184, comma 3, c.c. non prevede alcun consenso necessario né alcuna impugnazione, limitandosi la norma a porre a carico del coniuge, che abbia effettuato l’atto in questione, l’obbligo di ricostituire la comunione, ad istanza dell’altro, nello stato in cui era prima del compimento dell’atto, o, qualora ciò non sia possibile, di pagare l’equivalente del bene secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione della comunione, senza stabilire alcuna sanzione di annullabilità o di inefficacia per l’atto compiuto in assenza del consenso del coniuge, atto che resta, pertanto, pienamente valido ed efficace.

Trattandosi, nella specie, di donazione di quote di partecipazione in una società a responsabilità limitata, la Corte ritiene che le stesse debbano considerarsi come beni immateriali equiparabili ai beni mobili non iscritti in pubblici registri, per cui ad esse devono applicarsi, a norma dell’art. 813 c.c., le disposizioni concernenti i beni mobili, tra cui appunto l’art. 184, comma 3, c.c.

Consulta la sentenza in esteso.

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