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Risarcibilità del danno in materia di amianto

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Risarcibilità del danno in materia di amianto

La Sezione lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6939 dell’11.3.2019 si occupa del danno da amianto.

La Corte d’appello di Genova ha respinto gli appelli di alcuni dipendenti tese solo al risarcimento del danno non patrimoniale- morale ed esistenziale – loro derivato dalla esposizione lavorativa ad amianto.

La Corte territoriale, dopo aver puntualizzato che, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, il danno esistenziale va distinto da quello morale stante la diversità e specificità del pregiudizio realizzato nelle due ipotesi, ha condiviso con il primo giudice il convincimento relativo all’assenza di prova dell’effettiva sussistenza di tale posta di danno. 

I lavoratori ricorrevano, pertanto, per Cassazione.

Si osservava che la sentenza impugnata ha ritenuto che la accertata esistenza di concause nella determinazione dell’unico evento dannoso per il lavoratore, consistente nella comparsa di macchie pleuriche, imponga la necessità di operare, a prescindere dalla presenza nel giudizio degli altri soggetti autori delle condotte causative del danno, una sorta di ripartizione dell’obbligazione risarcitoria a carico della società datrice di lavoro, che il primo giudice ha stimato nella misura del 50%.

La Corte ritiene tale soluzione non conforme alla consolidata giurisprudenza di legittimità in tema di natura giuridica e struttura solidale dell’obbligazione risarcitoria derivante dalla lesione del diritto alla salute del lavoratore in ipotesi di concorso di cause nella determinazione del danno. 

Infatti, si ricorda la tradizionale affermazione secondo cui i tratti distintivi della solidarietà sono costituiti dall’unicità della fonte da cui scaturisce il vincolo soggettivamente complesso e dall’identità di prestazione non esaurisce la complessità delle situazioni riconducibili alle obbligazioni solidali ed in particolare, la Corte di Cassazione ha già in precedenza affermato il principio secondo il quale per il sorgere della responsabilità solidale dei danneggianti, l’art. 2055, primo comma, c.c. richiede solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano fra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità di ciascuna di tali persone, anche nel caso in cui siano configurabili, rispettivamente, titoli di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, atteso che l’unicità del fatto dannoso, considerata dalla norma suddetta, deve essere riferita unicamente al danneggiato e non va intesa come identità delle azioni giuridiche dei danneggianti e neppure come identità delle norme giuridiche da essi violate. 

In particolare, in materia di infortuni e malattie professionali, si è pure già affermato che caratterizza l’origine dell’obbligo risarcitorio del datore di lavoro, che quando un medesimo danno è provocato da più soggetti, per inadempimenti diversi intercorsi rispettivamente fra ciascuno di essi ed il danneggiato, tali soggetti debbano essere considerati corresponsabili in solido e ciò non necessariamente sulla base dell’estensione alla responsabilità contrattuale della norma dell’art. 2055 cod. civ. dettata per la responsabilità extracontrattuale – come pure è stato sostenuto in dottrina – ma soprattutto perché sia in tema di responsabilità contrattuale che di responsabilità extracontrattuale, se un evento dannoso è imputabile a più persone – come è accaduto nel caso di specie – al fine di ritenere la responsabilità di tutte nell’obbligo risarcitorio, è sufficiente in base ai principi che regolano il nesso di causalità, soltanto il concorso di più cause efficienti nella produzione dell’evento, e cioè che le azioni od omissioni di ciascuno abbiano concorso in maniera efficiente, alla determinazione dello stesso.

Si rammenta, da ultimo, l’insegnamento espresso dalle Sezioni Unite dell’Il novembre 2008 n. 26972. Ivi si definisce la consistenza e le condizioni di risarcibilità del danno non patrimoniale, dopo avere chiarito che, al di fuori dei casi di risarcibilità previsti direttamente dalla legge, il danno non patrimoniale è risarcibile unicamente se derivato dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione, ha respinto tanto la tesi che identifica il danno nella lesione stessa del diritto (danno- evento) che la variante costituta dalla affermazione che nel caso di lesione di valori della persona il danno sarebbe in re ipsa; inoltre, si è osservato che entrambe le tesi snaturerebbero la funzione del risarcimento in quella di una pena privata per un comportamento lesivo.

Alla stregua di quanto affermato, la Corte cassa parzialmente e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova per le altre statuizioni.

Consulta la sentenza in esteso.

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