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Risarcimento del danno da diffamazione per il genitore che contesta la maestra del figlio

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Risarcimento del danno da diffamazione per il genitore che contesta la maestra del figlio

Nell’anno scolastico 1993-1994, la maestra elementare viene ingiustificatamente e violentemente contestata dal genitore, che la descriveva come un mostro e le attribuiva comportamenti gravi nei confronti dei bambini, tali per cui la stessa veniva addirittura sottoposta a valutazione psichiatrica medico – legale.

Si apriva, altresì, un processo a carico dell’insegnante per i reati di cui agli artt. 572 e 582 c.p., la quale veniva poi assolta per insussistenza del fatto. Tuttavia, nel corso del procedimento penale ha subito la sospensione dal pubblico servizio.

Avviato il processo per diffamazione, il primo grado si chiudeva con il rigetto della domanda, ritenendosi non provata la lesione della reputazione all’esito della prova indiziaria ritenuta non sufficiente, a fronte di una istruttoria condotta in totale assenza di testimoni.

Del medesimo avviso è la Corte d’Appello, che non rinviene un contesto offensivo nei confronti dell’insegnante, ma solo l’esistenza di due fronti sovrapposti tra la medesima ed il genitore, che non condivideva, così come altri genitori, il metodo educativo della maestra.

Giunta la controversia all’esame della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 9059 pubblicata il 12 aprile 2018, si rinviene il contesto diffamatorio, contrariamente ai precedenti gradi di giudizio, ove, per effetto delle condotte del genitore, l’insegnante è stata sottoposta a visita psichiatrica, imputata di gravi reati, sospesa dal servizio e trasferita ad altra sede. A fronte, poi, della pronuncia del giudice penale di insussistenza dei fatti contestati. Tali condotte, pertanto, in una prospettiva diacronica e complessiva, appaiono alla Corte lesive della reputazione, dell’onore e della dignità dell’insegnante.

L’importante motivazione della sentenza, inoltre, da conto del preoccupante clima di intolleranza e di violenza, non solo verbale, nel quale vivono oggi coloro a cui è demandato il compito educativo e formativo dei giovani.

Infine, la sentenza della Corte di Cassazione ha l’ulteriore pregio di affermare un importante principio di diritto processuale in materia di assunzione probatoria: la mancata intimazione dei testi non comporta la decadenza dal diritto di assunzione della prova tutte le volte che la relativa udienza abbia avuto il solo scopo di rinviare ex officio la causa (nella specie, per assenza del giudice istruttore titolare del procedimento).

Consulta la sentenza in esteso.

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