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Specificazioni in tema di autoriciclaggio

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Specificazioni in tema di autoriciclaggio

La seconda Sezione penale della Corte di Cassazione emette la sentenza 16908 il 18 aprile scorso.

Il tema trattato riguarda il reato di auto riciclaggio.

In particolare, il ricorso, che la Corte considera fondato, è proposto dal procuratore della Repubblica, sul motivo della violazione di legge in ordine alla esclusione della configurabilità di condotte punibili ex art. 648 ter c.p. operata dal tribunale della libertà, benchè si fosse in presenza di condotte idonee ad ostacolare la provenienza delittuosa del denaro trasferito.

La Corte, al proposito, ricorda come la norma sull’autoriciclaggio nasce dalla necessità di evitare le operazioni di sostituzione del profitto illecito poste n essere dallo stesso autore del delitto presupposto; tuttavia il legislatore raccogliendo le sollecitazioni provenienti dalla dottrina, secondo cui le attività dirette all’investimento dei profitti operate dall’autore del delitto contro il patrimonio costituiscono post factum non punibili, ha limitato la rilevanza penale delle condotte ai soli casi di sostituzione che avvengano attraverso la re-immissione nel circuito economico-finanziario ovvero imprenditoriale del denaro o dei beni di provenienza illecita finalizzate, appunto, ad ottenere un concreto effetto dissimulatorio che costituisce quel quid pluris che differenzia la semplice condotta di godimento personale (non punibile), da quella di nascondimento del profitto illecito (e perciò punibile). La norma punisce quindi soltanto quelle attività di impiego, sostituzione o trasferimento di beni od altre utilità commesse dallo stesso autore del delitto presupposto che abbiano però la caratteristica specifica di essere idonee ad “ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. Come già affermato da questa corte il legislatore richiede pertanto che la condotta sia dotata di particolare capacità dissimulatoria, sia cioè idonea a fare ritenere che l’autore del delitto presupposto abbia effettivamente voluto effettuare un impiego di qualsiasi tipo ma sempre finalizzato ad occultare l’origine illecita del denaro o dei beni oggetto del profitto (Sez. 2, n. 33074 del 14/07/2016, Rv. 267459).

Fatte tali premesse, la Corte ha ritenuto che il tribunale della libertà non si sia adeguatamente confrontato con le doglianze specificamente dedotte dal pubblico ministero con l’atto di appello ex art. 310 c.p.p.. Invero, con il gravame proposto avverso il provvedimento di primo grado, la pubblica accusa pur in assenza di sintesi, aveva comunque dettagliatamente ricostruito i movimenti di assai consistenti somme di denaro effettuati attraverso i bonifici a società estere ed i successivi ritrasferimenti a soggetti fisici e giuridici, riconducibili sempre all’indagato V.. E rispetto a tali circostanze evidenziate nell’appello, il tribunale della libertà nel provvedimento impugnato con il presente ricorso, pur non escludendo che tali attività di ritrasferimento potrebbero avere natura chiaramente dissimulatoria, vi attribuisce, aprioristicamente, natura connessa alla attività imprenditoriale della società di cui al capo b, circostanza questa che l’appello escludeva categoricamente risultando che il conto corrente della società straniera (Southern ltd) aveva saldo pari a zero prima delle operazioni incriminate sicchè chiaramente si trattava di struttura non operativa. Analogamente, il tribunale omette di confrontarsi adeguatamente con l’ulteriore dato della natura estera (e precisamente tunisina) dell’altra compagine sociale cui pure vengono trasferiti importi rilevanti provento della precedente appropriazione indebita e della sorte del denaro ivi allocato.

All’esito, la Corte annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al tribunale per il riesame.

Consulta la sentenza in esteso.

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