Un aspetto importante nelle sentenze riguarda l’efficacia non solo del ragionamento giuridico in sé, ma anche del raggiungere la comprensione delle parti in causa.

Com’è noto, nei linguaggi di settore, riveste un ruolo importante l’utilizzo preciso dei termini che non si limitano a richiamare un semplice concetto, ma una serie di implicazioni che non possono prescindere dal contesto in cui si opera.

Tuttavia, se la giustizia è al servizio della società, essa deve essere capace di farsi comprendere dall’uomo comune che, ovviamente, non possiede necessariamente le competenze di un giurista.

In particolare, le sentenze sono ricche di termini tecnici ed espressioni arcaiche che, nel loro contesto hanno il merito di rappresentare concetti ben precisi e privi di ambiguità, ma che si traducono, agli occhi del comune cittadino, in un labirinto linguistico e concettuale di non poco conto.

Semplificare la comprensione del dizionario giuridicoCome affermato dal Presidente del Consiglio di Stato, Patroni Griffi e il Presidente dell’Accademia della Crusca, Marazzini «Le decisioni del giudice devono essere comprensibili a tutti, grazie a una motivazione chiara e un linguaggio appropriato. Il giudice non deve persuadere, ma dare conto della propria decisione, per questo profili processuali e forme di linguaggio devono stare insieme nella redazione della sentenza, che è la ragion d’essere del giudice».

Per tale motivo, l’Ufficio Studi della Giustizia Amministrativa ha siglato un accordo con l’Accademia della Crusca, per la durata di quattro anni, senza oneri economici, per favorire attività culturali e corsi di formazione destinati ai magistrati, ai tirocinanti ed al personale di cui si avvalgono, per migliorare le tecniche di redazione delle sentenze e dei pareri consultivi.